Università degli Studi di Siena

Località San Quirico (Castelnuovo Berardenga, SI) > Ricognizione sul Chianti senese

La zona settentrionale del senese mostra per l'età tardoantica l'esistenza di aziende fondiarie medio-grandi con frequentazione di lunga durata per le quali non sappiamo riconoscere variazioni strutturali nel corso del loro sfruttamento; possiamo però osservare la presenza di tre entità economiche: ville con spiccato carattere rurale; ville edificate in pietra, travertino e marmo, con edificio termale ed ambienti decorati a mosaico; complessi agricoli tipo fattorie.


Le ville sono dislocate sul territorio in modalità legate alla minore o maggiore distanza dalla città e si dispongono a semicerchio intorno a Siena (fascia massima di 15 km) in spazi abbastanza prossimi.


Le aziende tipo fattoria rappresentano una diversa forma di sfruttamento del suolo, seppure ancora legata al latifondo.


Sono strutture da interpretare come baricentri di proprietà terriere estese in un raggio massimo di 3 km in ogni loro punto cardinale almeno sin dalla fine II-inizi III secolo, organizzate in forme che sembrano ricordare molto da vicino i rapporti di tipo mezzadrile: poderi posti a breve distanza, affidati singolarmente ad un nucleo familiare (coloni e servi quasi coloni).

Occupano con regolarità i terreni di media e medio alta collina più interni e più distanti dalla città, si propongono quindi come dei central places cui fanno riferimento gli stessi poderi contadini in relazione ai rapporti instaurati con gli agricoltori; è molto probabile che svolgano un ruolo tipo organismi collettori di una quota delle derrate prodotte nei piccoli poderi e di centri di smistamento verso il mercato urbano.

Un primo collasso delle aziende latifondistiche ha inizio alla fine del III-inizi IV secolo sulle zone più distanti dalla città (passaggio tra medio-alta collina) mentre il 70% continua ad essere frequentato per l'intero V secolo.

Si tratta di uno scenario caratterizzato da scarso popolamento, nel quale vengono sfruttati solo determinati spazi e larghe fasce di territorio sono lasciate alla vegetazione spontanea. L'immagine che se ne trae lascia intravedere superfici popolate, immerse all'interno di grandi spazi boschivi od incolti.

I decenni tra la fine del V-inizi del VI segnano indubbiamente un generale processo di selezione della rete insediativa rurale.

Alla metà del VI secolo il territorio propone bassi indici demografici, larghissime fasce deserte, un'occupazione polarizzata su alcune delle stesse aree già comprese nei complessi latifondistici di età tardoantica.

Case sparse edificate ex novo e strutture approntate attraverso lo sfruttamento parziale delle ville in abbandono, compongono una rete a maglie relativamente strette nella quale non si riconoscono organismi gerarchicamente dominanti e dove non si colgono indizi su eventuali rapporti di dipendenza dalla città; è una popolazione rurale che, da semplice strumento di produzione, soggetto di rapporti personali di vario titolo e ad obblighi fiscali, si trasforma probabilmente in una massa di individui tendenzialmente liberi.


Si tratta di una fase storica di passaggio e rappresenta l'interfaccia tra mondo tardoantico-inizio del vero e proprio altomedioevo; non ha però il significato di completa e radicale rottura come dimostrano la continuità geografica delle zone di frequentazione e le caratteristiche delle merci che continuano a circolare: oreficerie, anfore d'importazione, talvolta le ultime sigillate africane, ceramiche uscite da atelier locali ma che, anche a grande distanza, rivelano una tradizione produttiva comune, minerale da fondere.
E' un modello insediativo definito «caotico» , venuto in essere dopo la guerra greco-gotica, aderente al quadro di desolazione e crisi demografica descritto da Gregorio Magno per il VI secolo : occupazione della terra non pianificata ma uno sfruttamento disordinato e dettato dalle necessità degli individui.