Lo studio dei residui dei contenuti delle ceramiche permetterà di ottenere informazioni importanti sulle caratteristiche funzionali e sullutilizzo dei recipienti. Grazie alla sua applicazione è possibile proporre ipotesi sulle relazioni esistenti tra le forme ceramiche e i loro contenuti. Sotto alcuni aspetti, questo tipo di studi permetterà la creazione di una tipologia specifica dutilizzo, ma soprattutto darà un contributo fondamentale alle ricerche sulla alimentazione, sul modo di stare a tavola, di cucinare, sui commerci.
Per raggiungere questo scopo lanalisi dei residui contenuti nelle ceramiche deve inserirsi in uno studio più amplio dei materiali che prevede lanalisi della forma, del tipo di impasto, della capacità del recipiente, della presenza di eventuali tracce di bruciato. Inoltre per ottenere una interpretazione storico-archeologica valida è necessario relazionare i risultati ottenuti dalle analisi col contesto archeologico in cui i recipienti sono stati rinvenuti, lambiente in cui si trovavano e i materiali botanici e zoologici associati, insieme alle informazioni ricavabili dalle fonti scritte e dalliconografia.
La presenza di uno o più indicatori chimici o la loro assenza, associato allanalisi formale dei recipienti può aiutare a formulare ipotesi sulla loro probabile funzione. In particolare, le analisi che si realizzano in questo laboratorio permettono di determinare se un recipiente è stato usato per contenere liquidi che lasciano residui identificabili con le tecniche previste, ovvero acidi grassi, fosfati, residui proteici, come nel caso del brodo o dellolio e ad un livello maggiore di approfondimento stabilire lorigine vegetale o animale dei lipidi e se si tratta di animali ruminanti oppure no (Analisi realizzate con GC/MS presso il CIADS).
Bibliografia di riferimento