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Analisi Funzionali della Ceramica


Cenni sulla storia della disciplina
Anche se il primo ad utilizzare l’analisi dei residui nelle ceramiche fu Walter Von Stokar che determinò la presenza di olio di semi di lino in un recipiente vichingo e segnalò l’importanza di esaminare i resti ceramici e lavorare su di essi prima di lavarli definitivamente, il vero sviluppo di questo tipo di studi si ebbe dopo la fine degli anni ’60 come conseguenza delle innovazioni introdotte nella Cromatografia di gas. Negli anni Settanta vennero pubblicati i lavori di J. Condamin che si concentrarono sull’applicazione della Cromatografia di Gas allo studio delle ceramiche archeologiche e in particolare sulla determinazione della presenza di olio di oliva nelle anfore romana e quelli di R.C.A.Rottlander e H. Schlichherle del 1978,
che rapportarono i risultati delle analisi di recipienti ceramici archeologici a quelli ottenuti dallo studio della matrice di terra, dei residui di cibo moderno e di esperimenti sul degrado delle sostanze analizzate.
All’inizio degli anni Ottanta Rotshild Boros introdusse l’uso della Cromatografia Liquida ad Alta risoluzione (HPLC) per l’analisi di anfore con diverse provenienze.
Nonostante che altri laboratori si siano adoperati per portare avanti questa linea di ricerca, è il gruppo che fa capo a R. Evershed (University of Bristol) quello che ha pubblicato i lavori più importanti in proposito. E’ all’interno di questo gruppo che si introduce una nuova metodologia di analisi che prevede il miglioramento degli strumenti per realizzare le analisi con GC-MS e del sistema di estrazione del campione. Le loro ricerche si sono dirette oltre che verso lo studio dei contenuti dei recipienti, anche verso la determinazione degli effetti della sepoltura, dei processi di degradazione dei lipidi e la distribuzione di questi composti nelle diverse parti dei recipienti. Negli ultimi anni un interesse sempre maggiore è stato rivolto alla determinazione della presenza nelle ceramiche di latte e altri prodotti dell’allevamento e della cera d’api.
Nonostante che i lipidi siano gli indicatori più comuni che vengono utilizzati in archeologia, non sono gli unici. Sono stati studiati ad esempio anche gli ossalati di calcio come indicatori della presenza di birra, l’acido tartarico del vino. Anche il miele è stato rintracciato attraverso l’identificazione della cera d’api e della glucosa.

Principali Laboratori
Il principale laboratorio che effettua analisi chimiche volte alla determinazione dei contenuti delle ceramiche è quello della Organic Geochemistry Unit della Università di Bristol che fa capo al Professor R. Evershed.
In Italia, nel Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa la Prof. sa Colombini sta sviluppando questo tipo di ricerche.

Laboratorio per le analisi funzionali delle ceramiche a Siena
Con l’obiettivo di capire i contenuti dei recipienti ceramici rinvenuti negli scavi archeologici e quindi di poter determinarne la funzione degli stessi, il Laboratorio per le indagini funzionali dell’Università di Siena ha cominciato a lavorare all’inizio del 2002 in stretta collaborazione con il Centro Interdipartimantale per le Analisi e Determinazioni Strutturali dell’Università di Siena. Tra gli indicatori che si stanno studiando risaltano i lipidi, la cui presenza in molti alimenti e le cui caratteristiche chimiche li rendono idonei per la determinazione dei contenuti.



Bibliografia di riferimento