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Introduzione
Lab. Archeometrico
Lab. Ambientale
Lab. Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento
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Introduzione

Nel 1988 si teneva presso la Certosa di Pontignano il II ciclo di lezioni sulla ricerca applicata in archeologia dedicata al tema Scienze in Archeologia, organizzata dalla sezione di archeologia del nostro Dipartimento e, due anni dopo, uscivano, a cura di Tiziano Mannoni e Alessandra Molinari i corposi atti di quelle due intense settimane che avevano visto ruotare gli interventi di un consistente numero di affermati “archeometristi” italiani ed europei su temi che erano percorsi nell’ambito del nostro Dipartimento o che intendevamo in qualche modo percorrere negli anni a venire. Si tentava, allora come oggi, di seguire quella vincente tendenza, dominante oltralpe, che vede i centri di archeometria nascere e svilupparsi all’interno delle strutture della ricerca archeologica. D’altra parte lo stesso Mannoni ci aveva ripetuto, in quell’occasione, come le premesse su quale è la posizione conoscitiva delle ricerche scientifiche rispetto a quelle dei produttori (ndr) del passato, ci dice chiaramente che non esiste analisi di laboratorio che di per se stessa ci dia risposte di carattere storico. L’importante è che l’analisi sia ben fatta e che ci dia dati attendibili, biologici, chimici, fisici, mineralogici, eccetera, per non mettere in circolazione valori falsi, ma essi vanno poi interpretati sulla base del contesto archeologico da cui provengono?. La strategica centralità della costruzione dei laboratori archeometrici (come dei laboratori informatici) nei luoghi della ricerca archeologica rappresentava in quel momento specifico, dopo la diffusione della pratica dell’archeologia stratigrafica, un passaggio essenziale nella crescita qualitativa dell’informazione e nell’elaborazione dei dati provenienti da contesti individuati scientificamente. In quell’occasione gli interventi più numerosi ed articolati si concentrarono sulle metodiche e sull’analisi dei materiali ceramici, sulle materie prime e sui manufatti metallici da una parte e sull’ampio terreno della bioarcheologia (archeozoologia, antropologia e paleopatologia, archeobotanica e antracologia, geoarcheologia) dall’altro, mentre soltanto una piccola sezione fu dedicata ad "Alcune applicazioni dei computers all’archeologia", che viceversa avrebbe poi assunto, nella nostra pratica di laboratori, l’area di maggior sperimentazione e di maggior sviluppo (cfr. Liaam)

Né poteva essere diversamente, visto che dalla metà degli anni ottanta si era cominciato a costruire, presso il Dipartimento, un piccolo laboratorio archeometrico, dotato di elementari attrezzature per la microscopia, dove operavano prevalentemente ricercatori interessati allo studio sulle provenienze e sulla struttura dei materiali ceramici come dei materiali metallici. I punti di riferimento sono stati da sempre, per i diversi ricercatori impegnati nel nostro laboratorio da Alessandra Molinari a Gloria Olcese, Tiziano Mannoni a Genova, Picon a Aix-en Provence, Maggetti a Berlino, Marcello Mellini a Siena

Con il tempo il laboratorio è cresciuto in attrezzatura ed in linee di ricerche, grazie ai contributi della nostra Università e sopratutto del C.N.R., fino all’ultimo progetto finalizzato. Si sono ampliate le aree di interesse e di ricerca propriamente archeometriche, di recente - con l’arrivo nel dottorato di archeologia medievale di Alessandra Pecci, che si è affiancata a Francesca Grassi impegnata sullo studio della ceramica e a Maddalena Belli e Vasco La Salvia sui manufatti metallici e le materie prime, - si è introdotto l’uso di analisi chimiche nello studio delle funzioni di aree archeologiche e di manufatti. Contemporaneamente si sono sviluppate anche aree di ricerca nell’ambito dell’archeozoologia, grazie all’insegnamento di Archeologia Ambientale di Paolo Boscato e a all’ impegno di Frank Salvadori, e dello studio dei carboni, sotto la guida di Gaetano Di Pasquale. Nell’ambito del programma di riaccorpamento delle discipline, nell’area delle scienze applicate all’archeologia, rientra a pieno titolo lo studio del territorio, paesaggi, reti insediative e singoli siti, con tecniche di telerilevamento avviato presso questo Dipartimento da Marcello Cosci alla metà degli anni ’80 e trasformato nel 1999 da Stefano Campana in Laboratorio di Remote Sensing applicato all’Archeologia.

Nel difficile cammino verso la costruzione dell’area delle scienze applicate all’archeologia, siamo convinti che la crescita di figure di ricercatori, in grado di far dialogare i ?saperi? storici ed archeologici e la cultura scientifica, rappresenti una sfida fondamentale da correre. L’esperienza maturata nell’ambito della costruzione del laboratorio di informatica applicata all’archeologia medievale (Liaam), che ha raggiunto obiettivi ambiziosi, rappresenta un ottimo modello.
Nel caso del Laboratorio di Scienze Applicate all’Archeologia la crescita dipende molto dalle cooperazioni che riusciremo a costruire o a consolidare. Senza il contributo dei diversi specialismi dell’area di Scienze della Terra (con Isabella Memmi, Elisabetta Gliozzo, Consuelo Fortina, Alessandra Santagostino, Marcello Mellini, Andrea Manasse), della Chimica (in particolare del CIADS, con Gianluca Giorgi, Laura Salvini), senza gli apporti essenziale di biologi, zoologi, etc. della nostra Università e senza l’apporto di Tiziano Mannoni, come di tanti altri amici e colleghi di università e centri di ricerca del CNR, i laboratori difficilmente avrebbero potuto esistere o continuare ad esistere e crescere.

Il sito che andiamo a costruire vuole essere uno strumento utile a rendere visibili le attività e le linee di ricerca, insieme alla strumentazione disponibile, che si stanno sviluppando nell’ambito del lavoro sperimentale della nostra area, consapevoli che la qualità della ricerca storica è strettamente vincolata alla crescita della qualità del lavoro sul campo (intensivo ed estensivo) e alla capacità di poter elaborare i dati raccolti in termini quantitativi e qualitativi.

Prof. Riccardo Francovich