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Analisi dei Metalli


Il contributo dell’Archeometallurgia alle ricerche storico-archeologiche

A partire dal momento in cui le diverse civiltà umane, in tempi e con modalità diverse, hanno iniziato ad utilizzare i metalli come materia prima per fabbricarsi i mezzi atti a riprodurre la propria esistenza, esse hanno vincolato le loro possibilità di sviluppo a quelle del progresso nella metallotecnica, tanto che sviluppo della civiltà e progresso della metallurgia sembrano precedere lungo binari strettamente paralleli.
La capacità di lavorazione dei metalli, infatti, influenza direttamente l’evolversi di un dato gruppo umano essendo legata alla produzione di armi, strumenti agricoli, oggetti di culto e della vita di tutti i giorni. Allo stesso tempo, la geologia di una data regione ne determina ampiamente le strategie di sviluppo socio-economico, divenendo essa stessa parte della storia umana: la ricchezza mineraria ed il suo conseguente sfruttamento impongono non solo dei limiti “naturali” alla topografia degli insediamenti, che si strutturano spesso in rapporto ai problemi relativi al controllo dell’autorità sull’estrazione e alle questioni del trasporto della materia prima, ma al contempo definiscono le linee fondamentali del diritto di proprietà e la regolamentazione del lavoro.
É quindi chiaro che l’esame diacronico dell’intero ciclo produttivo metallurgico non è una sterile ed ulteriore settorializzazione della disciplina archeologica ma, al contrario, è un efficace metodo per guadagnare informazioni intorno alle strategie di sviluppo della civiltà.
Attraverso le analisi archeometriche, effettuabili tanto sui prodotti finiti quanto sui materiali di scarto quali le scorie, é, infatti, possibile ottenere informazioni sul livello di sviluppo tecnologico di un dato gruppo umano e, quindi, sul grado di complessità socio-economica dello stesso.
Esemplificativi di come la ricerca archeometallurgica sia in grado di fornire spunti e riflessioni fondamentali per comprendere l’andamento della “storia generale” di aree geografiche determinate o periodi storici specifici, sono i casi delle città minerarie dell’Europa centrale fra XIII e XIV sec. – Kuttemberg e Iglau (Kutna Hora e Jhilava nell’attuale Repubblica Ceca) – dove l’emergere di classi dirigenti e manodopera specializzate nello sfruttamento dei metalli preziosi è preludio allo sviluppo “comunale” e di un nuovo diritto del lavoro; e quello dell’incastellamento nell’area delle Colline Metallifere in Toscana, una zona in cui la storia delle attività estrattive e metallurgiche sembra aver guidato le strategie di insediamento, del popolamento e dello strutturarsi dei centri di potere e di controllo sul territorio.
L’archeometallurgia, però, deve essere in grado di organizzare le informazioni ottenute attraverso le diverse analisi condotte sui differenti materiali in una sintesi che tenga conto dei vari dati di cui si dispone su un determinato sito, per convogliarle in una visione di insieme che inserisca la ricerca archeometallurgica in un ambito storico determinato.
L’archeometallurgia offre, così, un esempio di come l’archeologia possa percorrere una strada di ricerca articolata per processi che, quindi, ritiene che ogni oggetto possegga un contenuto di informazioni potenzialmente “infinito.” Inoltre, il metodo stratigrafico, permettendo di seriare gli oggetti da cui estrarre i dati di carattere storico, e le analisi archeometriche, che possono apparire inizialmente come una perdita di dati (distruggendo interamente o parzialmente l’oggetto campione), in quanto spesso invasive, costituiscono l’unica strategia per cogliere informazioni su questi stessi processi. No più, dunque, un’archeologia per oggetti singoli, portatrice di una concezione che valuta i reperti in se stessi come contenitori di fenomeni culturali, ma un’indagine che non prescinde dall’analisi sistematica delle relazione fenomenologiche interne ed esterne allo stesso oggetto.