Legislazione mineraria e territorio: il Codice Minerario

Il territorio di Massa Marittima è stato fortemente segnato dalle attività estrattive e metallurgiche, che per la loro complessità richiedevano una solida organizzazione produttiva ed una minuziosa regolamentazione. Nel Duecento le consuetudini che si erano sviluppate nel corso dei secoli vennero fissate in un testo scritto: dall’incontro tra il mondo delle miniere e il mondo delle scritture nacque il Codice Minerario massetano.
La stesura del codice, inserito nello statuto del comune di Massa (1311-1325), è anteriore al 1294: si tratta perciò di uno dei più antichi testi di questo genere in Europa, assieme a quello di Trento fatto redigere dal vescovo nei primissimi anni del Duecento, ai privilegi concessi nel 1227 dal signore di Sauve ai minatori di Hierle in Linguadoca, ed a quelli conferiti nel 1249 dal re di Boemia Venceslao I alla città di Iglau, sulla cui falsariga venne poi modellata la legislazione mineraria di molte città tedesche.
Gli “ordinamenti” massetani costituirono un modello imitato da altre città toscane come Siena, che nel XIV secolo promulgò una legislazione estrattiva del tutto simile a quella massetana, e Pisa interessata al ferro dell’Elba ed all’argento della Sardegna, dove fondò la città di Iglesias, i cui regolamenti minerari ci sono giunti in una redazione del 1302.
Il Codice Minerario massetano imponeva che ogni fase dell’attività produttiva fosse seguita da appositi magistrati comunali, allo scopo di razionalizzare i procedimenti, evitare interruzioni delle lavorazioni e garantire una elevata qualità del metallo: i magistri montis sovrintendevano alla conduzione degli scavi, mentre i guerchi ed altri ufficiali controllavano il trattamento metallurgico e la commercializzazione dei prodotti.
Le ingenti spese necessarie per la produzione del metallo venivano affrontate attraverso la costituzione di compagnie minerarie, alle quali imprenditori e minatori partecipavano per quote, come risulta anche da dettagliati libri contabili che si sono conservati sin dalla fine del Duecento.