Gli affreschi

Gli affreschi di Santa Maria Foris Portas

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Le straordinarie raffigurazioni dell’abside principale, con le celebri scene sull’Infanzia di Cristo tratte dai Vangeli apocrifi, si articolano su tre registri. Nel registro superiore sono rappresentate, partendo da sinistra, l’Annunciazione, nella quale Maria riceve l’annuncio dell’angelo mentre è intenta a filare, la Visitazione, di cui rimane solo una parte. Di seguito è illustrata la Prova delle acque amare, in cui il Sommo Sacerdote porge a Maria la brocca contenente l’acqua amara di maledizione, che serviva a provare l’infedeltà delle donne adultere. La prova è descritta nell’Antico Testamento: il sacerdote  faceva bere all’imputata l’acqua sacra invocando una maledizione che rendeva sterili e deformi. Il protovangelo di Giacomo racconta  l’episodio, sottolineando l’ammirazione di tutto il popolo verso Maria e Giuseppe, che  non ricevettero alcun danno dalla prova. Al di sopra della finestra centrale, il medaglione con il cristo Pantocratore a cui segue la scena del sogno di Giuseppe, in cui il personaggio è indicato dalla didascalia recante il suo nome,  IOSEPH, e il Viaggio a Betlemme. Il racconto continua nel registro centrale da destra con l’episodio della Natività attraverso i momenti dell’Annuncio ai pastori, della lavanda del Bambino e della verifica della verginità di Maria. Quest’ultimo episodio, particolarmente efficace, mostra il momento in cui l’ostetrica con il braccio proteso sta per perdere la mano seccata a causa dell’incredulità. Anche in questa scena i personaggi sono indicati con le didascalie che riportano i loro nomi: EMEA, cioè ή μαια per la levatrice, S(an)C(t)A MARIA e IOSEPH. A fianco della Natività, sulla parete che separa la conca absidale dalla navata, è rappresentata l’adorazione dei Magi, rappresentati in abiti orientali e guidati dall’angelo.
Il racconto prosegue nella parte centrale dell’abside con la Presentazione di Gesù al tempio, nella quale il sacerdote è indicato come ZVMEON o ZYMEON. A questa seguono due scene perdute ritenute da alcuni la rappresentazione della nascita della Vergine o della fuga di Elisabetta e la Presentazione della Vergine al tempio o la strage degli Innocenti.
Il terzo registro, sulla fascia inferiore, presenta arcate chiuse da velari appesi ad un’asta sulla quale posano volatili e la rappresentazione di un seggio ricoperto da un drappo su cui poggia un libro.
Infine, la parete che separa la conca absidale dalla navata, è sormontata dalla scena dell’etimasia, il trono vuoto (con sopra un mantello, una corona e la croce) su cui siederà Cristo nel giorno del Giudizio,  tra gli arcangeli in volo con scettro e globo sormontato da croce.
L’eccezionale scoperta del ciclo di affreschi sotto lo strato di scialbatura di calce con cui era stato rivestito, ha aperto un dibattito acceso, e ancor oggi molto vivo, sulla cronologia, la committenza- certamente molto alta- l’origine dell’artista e l’interpretazione delle scene in rapporto alla datazione e ai risvolti del movimento iconoclasta.
Alcune caratteristiche del linguaggio artistico: l’impostazione spaziale, la freschezza del tratto, il naturalismo di tradizione ellenistico-romana e l’impiego disinvolto della visione prospettica, hanno fatto propendere gli studiosi per una collocazione delle pitture fra  VI e VII secolo,  come esiti di una corrente stilistica aulica di stretta derivazione orientale. Per un altro filone interpretativo sono prevalenti la dimensione drammatica e il carattere narrativo del ciclo, che spingerebbero ad assegnarlo al pieno VIII secolo,  all’intero di una realtà storica settentrionale in cui la riscoperta del mondo ellenistico si pone in rapporto con l’ambito culturale carolingio.
L’analisi formale e l’esegesi concordano certamente su un dato, quello relativo alla grandezza artistica del testo pittorico che lo sconosciuto maestro di Castelseprio realizza con tratto sicuro e rapido, senso della profondità e dello scorcio, abilissimo uso della lumeggiatura,  riuscendo ad ottenere straordinari risultati, frutto di concentrazione intellettuale  ed aristocratica attitudine.

             
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