Università degli Studi di Siena

Castello di Montarrenti - La storia


La storia del castello, attraverso i documenti scritti, é presto fatta: la chiesa di Sant'Andrea di Montarrenti é citata verso la metà del XII secolo e abitanti del castello sono presenti, come testimoni, in atti di transazione della seconda metà del XII secolo, atti che vedono protagonisti il vescovo Galgano Pannocchieschi e l'abate del monastero di Serena.


All'inizio del XIIIsecolo, sul castello di Montarrenti, avevano dominio alcuni piccoli nobili del contado, legati alla grande consorteria degli Aldobrandeschi. Nel 1217 gli stessi nobili e i consoli del castello si sottomisero politicamente a Siena che vi insediò, almeno fino a che le risorse del sito lo resero possibile (1271), un podestà.

Sappiamo che la famiglia Petroni possedeva, insieme all'eremo di Santa Lucia di Rosia, la maggior parte delle proprietà della zona. L'Estimo del 1317 ci informa che a Montarrenti esisteva un 'Cassero' di proprietà di Giovanni Meschiati, costituito da otto edifici, nonché un borgo sottostante di 26 case e 20 casalini (lotti per la costruzione di case o edifici abbandonati). In quest'epoca la proprietà cittadina e degli enti ecclesiastici superava il 50% dell'intera superficie del territorio dipendente dal castello. La mezzadria era la forma prevalente di conduzione della proprietà cittadina che si affiancava alla conduzione diretta.


Intorno alla metà del XV secolo la proprietà passò alla famiglia Dati e successivamente ai Ghini, che ancora nel '700 erano proprietari della zona.


Dalla descrizione del Gherardini sappiamo che nel 1676 il "comunello" di Montarrenti, ancora dipendente dalla diocesi di Volterra, era costituito da nove nuclei familiari, per un totale di 46 persone; pochi decenni dopo il castello era in rovina e la chiesa non più officiata.