Università degli Studi di Siena

Poggio Imperiale - Il territorio - Pian dei Campi

La chiesa di San Lorenzo è ricordata nel 1130, nella supplica rivolta dagli uomini di Poggio Asturpio al pontefice contro le pretese degli abitanti di Marturi; è definita come dipendente dalla pieve volterrana di Castello. Venticinque anni dopo risultava far parte del piviere fiorentino di Poggibonsi.

Nel tempo San Lorenzo dovette decadere anche economicamente, tanto che fu censita, sia nell'estimo del 1290 che in quello del 1302-1303, come non solvente.

La chiesa, oggi restaurata, è un edificio risalente al tardo medioevo. Riferibile all’epoca romanica resta il portale della facciata ad arco ribassato; nella lunetta è reimpiegato un frammento marmoreo decorato a quadrati incisi. L’edificio sembra essere stato rimontato in seguito, utilizzando parte del materiale lapideo della chiesa medievale. Anche l’abside semicircolare è da attribuire a una fase successiva.
Il toponimo si lega anche e soprattutto ad un importante rinvenimento archeologico. Si tratta di un corredo eucaristico noto con il nome di «Tesoro di Galognano», composto da una serie di sei oggetti in argento databili nel corso del VI secolo: quattro calici, una patena ed un cucchiaio. La scoperta è stata effettuata in corrispondenza di un campo posto a circa 80 metri in direzione nord dalla chiesa romanica nel 1963.
Il Tesoro è conservato nel Museo di Arte Sacra di Colle Val d'Elsa, evento al quale hanno fatto seguito alcune risentite polemiche da parte di Poggibonsi, comune proteso da pochi anni e per la prima volta, ad un deciso recupero e valorizzazione del proprio passato.
Si distingue da analoghi tesori altomedievali rinvenuti in Italia perchè sicuramente ex proprietà di una chiesa quella di Galognano (chiesa scomparsa posta a breve distanza in località Galognano nel comune di Colle Val d'Elsa) come attesta l'iscrizione presente su uno dei calici medi: «+ HUNC CALICE (M) PUSUET HIMNIGILDA AECLISIAE GALLUNIANI».
Sulla patena corre invece la scritta incisa a bulino e poi niellata (si scorge il residuo in corrispondenza della "S") «+ SIVEGERNA PRO ANIMAM SUAM FECIT».
Dal punto di vista linguistico si tratta senza dubbio di un latino ormai lontano dalle forme classiche e con elementi estranei alla declinazione; per esempio «CALICE» è privo della terminazione dell'accusativo, «PUSUET» sostituisce pusuit, «AECLISIAE» sostituisce invece ecclesiae.
I nomi delle due donatrici, cioè «HIMNIGILDA» e «SIVEGERNA» sono di origine ostrogota; il secondo, per esempio, è un nome composto con i temi germanici sibajo- (stirpe) e -gerno (premurosa).