Università degli Studi di Siena

Rocca di Scarlino - VII - IX secolo

Dopo alcuni secoli di vuoto, ricompaiono tracce di occupazione riconducibili alla presenza di capanne con struttura portante lignea e pavimenti in terra battuta. Nell'area II, interna alla Rocca, tali evidenze sono molto labili e non consentono ipotesi ricostruttive.

All'esterno invece, e particolarmente lungo i margini del pianoro, allineamenti di buche di palo scavate nella roccia e nel deposito archeologico superstite (solo nelle aree II3, e III5), delineano, per lo meno in parte, il perimetro di alcune capanne ed i relativi livelli d'uso e di distruzione.

Queste erano sostenute da pali lignei posti a distanza non regolare, infissi nel terreno o nella roccia, a volte rincalzati con pietre; nessuna traccia delle pareti che forse erano realizzate con frasche e fogliame impastati con terra argillosa. Il suolo era costituito da terra battuta e i focolari, ubicati tanto all'interno che all'esterno della capanna, erano allestiti semplicemente a terra, con poche pietre per circoscriverne il punto di combustione.


Dal momento che la fase d'impianto delle capanne viene ad incidere direttamente i depositi di età ellenistica ed è decisamente povera di attestazioni ceramiche, non è possibile risalire con sicurezza ad una cronologia iniziale (secolo VII ?), mentre per quanto concerne l'abbandono, il reperimento di ceramica ad "invetriata sparsa" nei livelli relativi, indica il secolo X.


Vi è dunque un abitato di capanne che precede i livelli chiaramente collegabili alla prima menzione della "curtis" di Scarlino, risalente al 973; segno che l'incastellamento documentato, rappresenta solo un consolidamento di preesistenze di lunga durata.

Ricostruzione del villaggio di Scarlino tra VII e IX secolo

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