Archeologia e storia di una grande pieve altomedievale della Toscana
...ad Ecclesiam Sancti Genesii

 


 

Indagini antropologiche
testo di Serena Viva

L’antropologia sul campo, primo passo per effettuare un’indagine antropologica completa, si avvale della tafonomia (lo studio di tutto ciò che accade a un corpo dalla morte, fino al ritrovamento) importante strumento per l’analisi esaustiva di un giacimento funerario. E’ una disciplina che collabora strettamente con l’archeologia, essendo essa stessa archeologia funeraria, e si pone alla base degli studi scientifici di laboratorio. Il sito archeologico di San Genesio comprende un giacimento funerario a inumazione di ampio interesse archeologico, ampiezza non solo intesa in senso spaziale, ma anche in senso cronologico: l’uso della vasta area sepolcrale non ha soluzione di continuità dall’età tardo antica fino al Basso Medioevo. L’archeologia della morte non può restare confinata allo studio della singola inumazione, ma ha il compito di contestualizzarla; nel nostro caso questo consiste nel capire la distribuzione delle sepolture all’interno di ogni singola fase, il rapporto tra loro e con le altre realtà archeologiche del sito: la struttura in muratura di età imperiale, la struttura-mausoleo, poi eigenkirche, la pieve con le sue trasformazioni e i suoi ampliamenti, il chiostro, ecc. Per suddividere l’insieme funerario in fasi cronologiche si è partiti dall’osservazione delle tipologie (non va dimenticato che la prima cosa sono i rapporti stratigrafici, cioè la sequenza relativa) sepolcrali. Gli inumati presenti a San Genesio sono stati deposti, in momenti diversi della storia del sito, in tombe a “cappuccina”, in fosse rivestite per singole inumazioni, fosse terragne (in piena terra) semplici, fosse terragne con testata in pietra o in laterizio o con segnacoli, fosse rivestite per deposizioni collettive (cassoni). Inoltre è fondamentale l’osservazione dell’orientamento dell’inumato in relazione ai punti cardinali: sembra che ogni fase abbia un suo specifico orientamento. La tafonomia permette di ricostruire le dinamiche della deposizione: la posizione delle ossa al momento del ritrovamento deve essere interpretata in modo da rispondere a domande specifiche, soprattutto in relazione ad un eventuale significato rituale. Le fasi cimiteriali del sito di San Genesio sono caratterizzate da sepolture primarie, in massima parte individuali, in posizione di decubito dorsale, caratteristiche base del rito cristiano. Più nello specifico, la presenza o l’assenza della connessione anatomica di uno scheletro ci rivela se il cadavere si è decomposto in uno spazio pieno o vuoto: ad esempio la decomposizione dei corpi deposti in tombe a cappuccina, come anche quelli in fossa rivestita, è avvenuta in uno spazio vuoto; mentre la grande maggioranza delle fosse terragne è caratterizzata da decomposizione in spazio pieno. Nel caso delle terragne a volte proprio la posizione delle ossa ci suggerisce la forma della fossa, spesso sovrastimata a causa della colorazione che assume il sedimento che assorbe i liquidi della decomposizione. Le nuove domande che ci poniamo vanno ancora più nel particolare: cosa c’è di rituale e cosa di casuale nella posizione degli arti e del cranio? Il corpo era vestito con gli abiti più preziosi, semplicemente avvolto in un sudario o solo coperto da un lenzuolo? La testa poggiava su un cuscino? Lo studio tafonomico attualmente in corso cerca di rispondere anche a questo tipo di domande, dunque è volto da un lato allo studio delle dinamiche della decomposizione e della dislocazione delle ossa in differenti contesti, ossia in ogni singola sepoltura, dall’altro all’interpretazione dei dati ricavati per la comprensione di gesti rituali. Le fasi cimiteriali La fase più antica (V –VI sec. d.C.) è caratterizzata da tombe a cappuccina, orientate ovest-est (dove il primo punto cardinale si riferisce alla posizione della testa), realizzate con la tipica struttura in tegole e coppi, già in uso dall’età romana, adibite alla deposizione di un singolo individuo in decubito dorsale. In questa struttura la decomposizione del cadavere avviene in spazio vuoto, per questo motivo gli scheletri rinvenuti all’interno non sono in connessione anatomica. Ad accompagnare il defunto in un caso è stato rinvenuto un pettine in osso probabilmente posato all’altezza degli arti inferiori, in un altro 6 monete tardo antiche, anch’esse sparse nella zona degli arti inferiori. Attorno al nucleo centrale costituito dalle cappuccine si sviluppa un cimitero di fosse terragne (VI-VII sec d.C.) suddiviso in tre fasi: una prima fase di sepolture disposte su file parallele e con orientamento ovest-est, prive di corredo o con corredi costituiti da vasellame ceramico o piccoli unguentari, una seconda fase sempre di fosse terragne con orientamento sud-nord, che in alcuni casi hanno restituito monete di IV-V secolo, ed una terza fase con tombe orientate in senso nord-sud, con una deposizione accompagnata da un pettine in osso. Queste fosse dopo la deposizione venivano colmate di terra, dunque la decomposizione del corpo avveniva in spazio pieno, infatti gli scheletri conservano la connessione anatomica. In alcuni casi la presenza delle sepolture veniva indicata con dei segnacoli. Nella prima metà del VI secolo viene realizzata una struttura muraria all’interno del nucleo di cappuccine, interpretata come mausoleo, che viene poi trasformata alla fine del secolo in chiesetta privata, absidata, relativa forse ad un gruppo familiare d’alto rango. Nella seconda metà del VII secolo inizia la costruzione del grande edificio religioso a tre navate. In questo momento si registra un’importante fase sepolcrale costituita da fosse rivestite in muratura destinata all’inumazione di un singolo individuo orientato nord-sud o sud-nord; il fondo è costituito da tegole romane, spesso in frammenti, accompagnate da pietre naturalmente lisce o sbozzate e frammenti di anfore e coppi. I muretti perimetrali sono costruiti con pietre calcaree non sbozzate, anche di grosse dimensioni, legate da malta gialla. Il cadavere veniva deposto in questa struttura funeraria che veniva coperta, ma non riempita di terra, dunque la decomposizione avveniva in spazio vuoto (assenza di connessione anatomica nello scheletro ritrovato). Purtroppo nessuna delle coperture si è conservata. In una di queste sepolture è stato rinvenuto un manufatto in bronzo che è ora in corso di studio. A questa fase si può riferire una sepoltura infantile, con orientamento sud-nord, in fossa rivestita realizzata interamente, sia il fondo, sia le pareti, con frammenti di tegole. Tra l’VIII e il X secolo si registra una nuova realtà cimiteriale caratterizzata da inumazioni in fossa terragna, orientate in senso ovest-est, che in alcuni casi sono caratterizzate dalla presenza di una o più pietre (o laterizi) poste a rivestire la parete della tomba dietro alla testa (testata) e a volte anche ai piedi del defunto (decomposizione in spazio pieno). L’ultima fase che va dall’XI al XIII secolo, dalle trasformazioni dell’edificio religioso fino alla distruzione del borgo di San Genesio, è caratterizzata dalla presenza di fosse rivestite con materiali lapidei anche riutilizzati, adibite a sepolture collettive (cassoni), che si distribuiscono lungo i muri perimetrali della pieve ad stillicidium. Sul lato nord dell’edificio ecclesiastico ad esempio si può osservare una prima fila di cassoni lapidei addossata al muro perimetrale nord della navata laterale destra della chiesa ed una seconda fila di cassoni parallela a quella. L’orientamento degli inumati deposti nei cassoni è nella norma ovest-est, tranne che nel caso di un cassone che sfrutta il muro ovest del chiostro e per questo risulta orientato sud-nord. Le deposizioni in queste sepolture collettive sono scaglionate nel tempo: sembra che queste strutture fossero realizzate prevedendo l’eventuale riapertura per nuove deposizioni. Tuttavia a giudicare dalla connessione anatomica degli scheletri rinvenuti, si può ipotizzare che ogni volta il cadavere fosse ricoperto di terra o che in tempi molto brevi la struttura si riempisse naturalmente di terra; vi sono addirittura delle fosse terragne scavate nel riempimento di un cassone. In facciata sono stati rinvenuti un ossario e due sepolture di neonati relativi a questa fase. Nel XIII secolo fu distrutto il borgo, ma probabilmente non la chiesa che crollerà nel corso del 1400. Probabilmente l’area cimiteriale resta attiva e si continua a seppellire: lungo la parete nord sono state infatti rinvenute sepolture di XIV secolo nella zona già occupata dal cimitero duecentesco. Purtroppo poco si può dire sulla fase sepolcrale più recente che nella maggior parte dell’area è stata asportata dalle arature.

Per approfondire e discutere con noi

Sepoltura in fossa terragna

Sepoltura rivestita in muratura
Cassone
Sepoltura con testata in pietra
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Sepoltura infantile

Tomba alla cappuccina