L'alimentazione

Cereali proveniente dal magazzino di X secolo (Area 1, US 558)

Dalle analisi carpologiche risulta che gli abitanti del sito coltivavano e consumavano tutte le principali specie di cereali e legumi attestate in epoca medievale. Per quanto riguarda i cereali, le specie presenti in maggiore quantità sono Triticum aestivum/durum/turgidum, Hordeum vulgare, Secale cereale e Triticum monococcum, ma si trovano anche Triticum dicoccum, Avena sp., Panicum miliaceum e Setaria italica. Tra le leguminose, Vicia faba var. minor e Lathyrus cicera sono le più attestate, seguite da Lathyrus sativus, Vicia ervilia, Cicer arietinum, Pisum sativum e Lens culinaris. » attestato anche il consumo di frutti, soprattutto Castanea sativa, ma anche Vitis vinifera, Juglans regia, Prunus persica, Prunus avium/cerasus, Malus sp. e Mespilus germanica. La presenza di cereali di buona qualità, soprattutto i grani nudi, fin dal periodo VII, mostra come già nell'VIII secolo gli abitanti del villaggio fossero evidentemente capaci di organizzare e gestire un'attività produttiva di qualità sufficiente per la coltivazione di queste specie. I grani nudi, molto probabilmente, venivano poi macinati, da soli o frammisti ad altri cereali come la segale, e usati per la panificazione. Sulle tavole degli abitanti del sito, oltre al pane dovevano essere consumate anche zuppe di cereali, in particolare orzo e farro, polente e farinate, come sembra suggerire il ritrovamento di frammenti, in alcuni casi abbastanza consistenti, di resti di cibi elaborati. La dieta era inoltre arricchita con il consumo di legumi, soprattutto favino, ma anche cicerchia/cicerchiella (se bollita in acqua, perde la sua tossicità) ed ervo, alimenti ricchi di elementi nutritivi, che forniscono il necessario apporto di proteine, in associazione o in sostituzione a quelle fornite della carne, che, come le analisi archeozoologiche sembrano suggerire , non era molto consumata in questo periodo. Il quadro alimentare cosÏ delineato si stabilizza e si conferma anche nei periodi VI e V. La trasformazione del villaggio in una vera e propria azienda curtense prima e in un castello in materiali misti poi, non sembra influire sull'alimentazione dei suoi abitanti. Le specie consumate sono le stesse del periodo precedente: per quanto riguarda i cereali prevalgono i grani nudi, seguiti dalla segale, dall'orzo, dal piccolo farro e dal farro. Tra i legumi, oltre a quelli già attestati, sono presenti il cece, il pisello e la lenticchia. Compaiono i frutti, raccolti da piante coltivate, come le castagne, o da specie presenti allo stato selvatico; per Juglans regia, Prunus persica, Prunus avium/cerasus, Malus sp. e Vitis vinifera è verosimile immaginare una diffusione limitata, dentro o nelle immediate vicinanze dell'abitato. Sulla base dei resti carpologici, la produzione agricola del sito di Miranduolo sembra, dunque, essere per tutte le fasi di vita dell'insediamento di ottima qualità: la coltivazione di diverse specie di cereali e legumi assicurava il raccolto anche in caso di avverse condizioni climatiche e consentiva agli abitanti dellíinsediamento di disporre del necessario apporto di carboidrati e proteine e alla famiglia padronale di raccogliere, conservare e gestire le derrate allíinterno dei propri magazzini. Analogamente a quanto detto per i carboni, anche i dati relativi ai macroresti sembrano confermare la totale assenza di fasi di crisi, almeno a livello di produzioni agro-forestali.

butto di materiale organico proveniente dal castello
Frammento di Vicia faba var. minor
Vinaccioli rinvenuti dalla setacciatura del riempimento di una buca di palo
Carporesti di vinaccioli
Macroresti carbonizzati: ghiande e castagne
Carporesti di Triticum monococcum (piccolo farro) al microscopio ottico
Carporesti di Hordeum vulgare (orzo) al microscopio ottico
Carporesti di Avena sp. (avena) al microscopio ottico
Cariosside di Panicum miliaceum (miglio) al microscopio ottico