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Comunicato stampa - 13 dicembre 2013

Comunicato stampa - 13 dicembre 2013
Comunicato stampa della SAMI sul bando del MIBACT finalizzato all'attuazione di un "programma straordinario di digitalizzazione del patrimonio culturale"
Venerdì 13 Dicembre 2013 ore 10

È di questi giorni la pubblicazione del bando predisposto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo finalizzato all'attuazione di un "programma straordinario di digitalizzazione del patrimonio culturale". Si prevede uno stage formativo di un anno per 500 ‘giovani’ laureati under 35 in discipline attinenti la conservazione del patrimonio culturale. L'iniziativa ha l’indubbio merito di utilizzare da parte del MIBACT per la prima volta fondi europei con tale destinazione, ma suscita anche numerose perplessità soprattutto per il rilievo politico e mediatico impropriamente attribuitole, quasi si trattasse di un intervento grande rilievo di contrasto alla disoccupazione intellettuale giovanile. In realtà si tratta di un intervento assai modesto, con una fisionomia simile al servizio civile, quasi un gesto di elemosina nei confronti di chi opera nel settore delle professioni culturali. Ciascuno dei 500 ‘giovani’ riceverà una sorta di ‘rimborso spese’ annuo di circa 5.000 euro, pari a poco più di 400 euro mensili, cioè circa 3,5 euro all’ora, considerando l’impegno di ben 30 ore settimanali previste dal progetto!
Se si tiene conto dei requisiti minimi richiesti (laurea triennale oltre a adeguate competenze linguistiche e informatiche) e della prevedibile partecipazione di centinaia di ‘giovani’ con laurea magistrale, dottorato e specializzazione, somme di tal genere rappresentano uno standard assolutamente inaccettabile. Si istituzionalizzano di fatto le condizioni di sub-precariato in questo cruciale settore della realtà italiana. E non crediamo che si possa ribattere a tali obiezioni con la logica del ‘meglio di niente”!
Molte le domande che si spera ricevano una qualche risposta e spiegazione. Chi formerà i ‘giovani’, dove si svolgeranno le attività, con quali programmi, quali strumentazioni, quali obiettivi e quali effettivi ritorni formativi per i partecipanti? Si rischia di dar vita all’ennesimo inutile progetto di digitalizzazione (dopo le ben note, tragiche, esperienze dei ‘giacimenti culturali’, che peraltro misero in campo risorse assai maggiori, in gran parte sprecate)? Come si garantisce che, dietro la maschera dello stage, non si finisca per utilizzare questa ‘mano d’opera’ qualificata a basso costo per tutt’altre funzioni? Che prospettive successive ci saranno per i partecipanti agli stages, in assenza di accordi preventivi con regioni, enti locali, sistema delle imprese? In un momento in cui si sottolinea l’esigenza di giungere finalmente a forme di riconoscimento delle professioni dei beni culturali, un segnale di tale tipo non rischia di mortificare ancor di più intere generazioni di precari, spesso dotati di elevatissimi profili scientifici e professionali?
Nel clima attuale di riforma della struttura del MIBACT sarebbe stato lecito aspettarsi una visione più consona e consapevole di quale sia la "domanda" di lavoro di chi ha sudato per anni fra studi e lavoro (precario) e di come questo enorme patrimonio umano debba essere utilizzato proficuamente, prima che un'intera generazione di ‘giovani’ sia definitivamente inviata al macero.
La SAMI, costituita non solo da archeologi operanti nelle università e nelle soprintendenze ma anche da moltissimi liberi professionisti, condivide le legittime proteste esplose in questi giorni da parte delle associazioni professionali e da tantissimi esponenti, giovani e meno giovani, del mondo dei beni culturali, esprime viva preoccupazione per questa iniziativa assai confusa e chiede un urgente incontro con il Ministro on. Massimo Bray e i vertici del MIBACT per tentare di dare un senso e una qualche utilità ad un intervento che rischia di trasformare le buone intenzioni in un boomerang.

SAMI - Società degli Archeologi Medievisti Italiani