VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale - Matera, 12-15 settembre 2018 SAMI - Atti dei Congressi Nazionali Premio Ottone d'Assia e Riccardo Francovich

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Premio speciale a Marco Salvador

Lo scrittore Marco Salvador
Comunicato stampa - Premio Riccardo Francovich, edizione 2013
Venerdì 06 Settembre 2013 ore 18

Nell'ambito del Premio Riccardo Francovich (destinato annualmente al museo o al parco archeologico che, a livello nazionale, rappresenti un caso di best practice) - vincitore il Museo di Biddas (Sorso, SS) – Museo dei Villaggi Abbandonati della Sardegna - è stato assegnato anche un premio speciale allo scrittore MARCO SALVADOR per aver contribuito, attraverso la sua opera, ad avvicinare gli italiani alla conoscenza del Medioevo.

Segue una nota di presentazione di Marco Valenti.

Il presidente Giuliano Volpe
Il vice presidente Federico Marazzi

 

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La differenza fra il “romanzetto” ed il testo credibile pur contenendo molti elementi di inventiva e di soggettività, sta nella preparazione dell'autore, nella osservanza filologica, e nel ricostruire scenari attendibili coerenti con il periodo che fa da sfondo alla storia narrata, dichiarando quando si fanno, per licenza, delle forzature.

Preparazione, studio delle fonti, amore per lo spettacolo dell'umanità: questi ingredienti, in dosi oculatamente misurate, costituiscono la base per opere pregevoli, avvincenti e, se me lo concedete, educative verso la massa, lasciando ad essa quelle nozioni che i nostri scritti o la manualistica non possono pretendere di diffondere a coloro che non fanno il nostro mestiere (che sia di archeologo o di storico).

I romanzi di Marco Salvador costituiscono veri e propri affreschi storici; sono fra quelli che vale la pena di leggere una prima volta e, dopo qualche anno, anche una seconda, per cogliere altri aspetti e sensazioni sfuggiti o non percepiti in precedenza.

Con questo premio, e le righe di accompagnamento che qui scrivo, colgo quindi l'occasione per rendere omaggio all'arte di Marco: un uomo dagli occhi estremamente penetranti e vivi, con il quale discorrere e stare a tavola è una grande esperienza.
Con lui ho avuto l'onore di tenere una corrispondenza epistolare, pur saltuaria, e di passare tre giornate pugliesi insieme, parlando anche di fronte ad un migliaio di persone, issati su un palco nella corte del castello di Manfredonia, alcuni anni fa.
L'amico e collega Federico Marazzi, invece, ha con lui interagito, fornendo consulenza e commissionandogli un racconto inerente San Vincenzo al Volturno.

Ancor prima di conoscerlo mi ha affascinato di lui il romanzo “il Longobardo” (2004).
Come ebbi occasione di scrivergli, in quelle pagine dove pennellava personaggi straordinari tipo Stiliano o lo stesso Rotari, proponeva in modo convincente e con atmosfere molto attendibili quei paesaggi urbani e rurali che l'archeologia sta riconoscendo, rendendoli vivi e palcoscenico di eventi e comportamenti umani come solo avevo visto fare ad un grandissimo autore, scomparso: lo svedese Eyvind Johnson (premio nobel per la letteratura) in “Il tempo di sua grazia” del 1960 che prende avvio nel 775 a Cividale del Friuli.
Ne parlai, mi ricordo, ad Aldo Settia, durante una cena a Bevagna, ambedue giudici con Paolo Gullino al Mercato delle Gaite; incredibile, il romanzo era piaciuto anche ad un critico severo (e chi lo conosce sa bene quanto lo è) da par suo!

Sono seguiti poi gli altri due libri di Salvador a completare la trilogia di un'epoca ben sviscerata e caratterizzata perfettamente a mio modo di vedere, che raggiungevano la metà dell'VIII e gli inizi del IX secolo, arrivando sino ad ambientazioni romane ancora una volta molto attendibili ed intriganti.
Bellissima, per esempio, ne “La vendetta del Longobardo” (2005) l'immagine dei vecchi arimanni, in abito tradizionale, con grande dignità in attesa di giustizia di fronte alla sede del nuovo funzionario franco; oppure, la profondità con la quale ha pennellato le figure e le azioni di Ermengarda d’Ivrea, l’intrigante e vendicativa imperatrice Berta e la senatrice Marozia, la donna più bella, potente e corrotta di Roma in “L'ultimo Longobardo” (2006).

Fra il 2009 ed il 2012 Marco si cimenta poi in una nuova trilogia, incentrata su Ezzelino da Romano ed i suoi successori: “La palude degli eroi” (2009), “L’erede degli dei” (2010) e “Il sentiero dell’onore” (2012) dove, com'è stato scritto perfettamente in una recensione sul sito dell'editore Piemme, il filo conduttore è rappresentato da quelle che dovrebbero essere le caratteristiche nobilitanti di ogni essere umano: la coerenza con i propri principi, il ripudio di ogni vanità nell’interesse di un’idea che elevi sé e gli altri, la consapevolezza dei propri limiti e perciò l’umiltà, un’umiltà che è grandezza, superiore a ogni effimero successo basato solo sul tornaconto personale e sulla brama di potere.

L'ultima fatica di Marco è “Il trono d’oro” uscito quest'anno. Qui riprende nuovamente la saga dei Longobardi occupandosi del meridione d'Italia e di Pandolfo Capodiferro, principe di Capua e Benevento. Il romanzo è splendido, narrato seguendo le vicende del palermitano Teofilo, costretto a fuggire dalla Sicilia occupata dagli arabi. Grazie alla sua conoscenza del greco e dell’arabo, dopo aver aiutato lo ieratico monaco Adelsperto a scrivere la storia di Salerno, entrerà al servizio di Pandolfo Capodiferro, seguendone in prima persona e da protagonista il sogno di una vita: riunificare tutto il meridione sotto lo scettro longobardo come al tempo del grande Arechi.
Anche in quest'occasione la vicenda storica viene narrata sullo sfondo di una linea morale ineccepibilmente basata sulla correttezza, la fedeltà, l'onestà che caratterizza sempre l'agire di Teofilo.

Concludo questa breve nota, per chi vuole saperne di più (anche sull'uomo Salvador), consigliando di consultare il sito web: http://www.marcosalvador.it/

Sito che apre con una citazione dal suo romanzo dedicato ad Ezzelino da Romano (La Palude degli eroi), che mi piace moltissimo e che pongo qui a chiosa:
"La memoria è la tua unica possibilità di sopravvivenza, un’esile speranza di eternità. Per questo cerchi di distribuirla a piene mani e al maggior numero possibile di persone."

Marco Valenti (segretario SAMI)