
Cari colleghi
L'assemblea dei soci, prevista per il primo di aprile, si è svolta a ranghi ridotti per l'incombere dello sciopero dei treni. Mi corre dunque l'obbligo di informarvi su quanto è stato deciso e sui temi che sono stati oggetto di discussione.
Per quanto riguarda la decisioni:
(1) sono stati anzitutto approvati il conto consuntivo 2010 (che vede un avanzo di cassa al 31.12 di 10.716,96 euro) e quello preventivo per l'anno corrente che chiude a pareggio su 16.486,96, prevedendo un investimento per iniziative di euro 9.736,96;
(2) il Consiglio Direttivo ha deciso all'unanimità di assegnare ex aequo il premio Ottone d'Assia/Riccardo Francovich a Daniele Ferraiuolo (Tra canone e innovazione. Lavorazione delle epigrafi nella Langobardia Minor (secoli VIII-X)) e Cecilia Moine (Chiostri tra le acque); una particolare menzione, per la buona qualità del lavoro, è stata proposta anche per il terzo classificato, Massimo Dadà (Archeologia dei Monasteri in Lunigiana. Gli enti monastici della diocesi di Luni dalle origini al XII secolo); i testi dei due vincitori verrano sottoposti a referaggio con l'intento di migliorarne la qualità e di assicurarne una migliore valutazione ai fini accademici;
(3) il presidente ha quindi illustrato le attività in corso: (a) vedranno presto la luce i due volumi di Stefano Roascio e Susanne Hakenbeck vincitori delle passate edizioni del premio Ottone d'Assia/Riccardo Francovich; (b) è in corso di stampa il terzo manuale della collana (Archeologia dell'architettura di Gian Pietro Brogiolo e Aurora Cagnana), una copia del quale verrà inviata in omaggio ai soci in regola con le quote associative; (c) partirà a breve anche l'organizzazione del VI congresso nazionale che, come era stato deciso nell'assemblea di Foggia del 2009, verrà organizzato all'Aquila dal prof. Fabio Redi attorno al 20 di settembre 2012;
(4) il prof. Aldo Settia ha riferito del convegno da lui organizzato sulle Motte che si terrà a Piombino dal 14 al 16 aprile e il cui programma è già stato inviato ai soci.
E' seguito poi un ampio dibattito sull'attuale, non felice, situazione dell'Archeologia Medievale in Italia, sia per quanto riguarda le istituzioni (Università, Ministero per i Beni Culturali, Musei e altri settori degli Enti Locali), sia per la libera professione.
Nell'Università, le nuove norme introdotte dalla riforma Gelmini stanno già portando al taglio delle sedi periferiche e dei posti disponibili. Decisioni radicali che attendono di essere completate dai decreti attuativi. Riguardano direttamente, e pericolosamente, l'Archeologia medievale l'accorpamento in un unico settore disciplinare, con 450 docenti, di tutti gli attuali raggruppamenti e la disciplina dei concorsi per la docenza. Questi prevedono un meccanismo complicato: autoproposta da parte dei singoli di docenti provvisti di un curriculum scientificio di alto livello, successiva scrematura ad opera di panels nominati dall'Anvur (organismo di valutazione nazionale) e infine un sorteggio finale che deciderà i commissari impegnati per due anni nei concorsi nazionali abilitanti. Le incognite attualmente sono due: le abilitazioni saranno aperte o a numero chiuso in rapporto alle possibilità di successive chiamate da parte delle Università? in quale modo si terrà conto delle attuali specializzazioni? In questa riforma, necessaria per porre fine al sistema baronale che ha rovinato l'Università italiana e nel quale il nostro settore si è segnalato da sempre tra i più retrivi, il rischio è che scompaiano le specializzazioni più deboli a vantaggio di quella politicamente più forte, che in Italia è sempre stata quella classica. Di questo possibile esito se ne è già avuta un'avvisaglia nei recenti concorsi per ispettori di Soprintendenza.
Per quanto riguarda il Ministero per i Beni Culturali, il cui destino è ancor sospeso tra centralismo e regionalizzazione, si sono registrate da parte di alcuni soci le consuete lamentele per i condizionamenti della ricerca. In alcune regioni, si è spinta infatti a ulteriori manovre repressive, mai applicate finora, quali la richiesta di concessione anche per studi territoriali di remote sensing che non prevedono alcun controllo a terra. Su questo e sui temi più generali della tutela la Sami intende organizzare un pubblico incontro che coinvolga anche le Consulte degli accademici.
Nell'attuale congiuntura economica (oltre alla stasi dell'edilizia i tagli alle Università e agli Enti Locali in conseguenza del Patto di stabilità) si sono ridotte le risorse disponibili sia per la ricerca sia per l'archeologia di emergenza, con una pesante ricaduta sull'occupazione dei giovani laureati. A tutto ciò si aggiungono, in conseguenza del decreto Gelmini, l'abolizione delle borse di ricerca e la restrizione dei contratti per i giovani laureati. Si va dunque verso una crisi del mercato del lavoro, che contrassegnerà almeno i prossimi anni.
In questa situazione di crisi dell'archeologia, non soltanto medievale, che deve altresì misurarsi con il più generale declino economico e democratico del Paese, servono nuove idee e nuovi strumenti di analisi. E' anche auspicabile un ripensamento, come negli anni '70, dell'epistemologia delle discipline archeologiche alla luce di un mondo globalizzato e pluriculturale che ha perso quell'élite politica che credeva nell'opportunità di salvaguardare e studiare il passato. Credo che si debba dare fiducia ai giovani, come si è fatto l'anno scorso con il convegno di Padova. Gli atti vedranno tra breve la luce in una nuova rivista (Post Classical Archaeologies) che come suggerisce il titolo intende porsi, non solo in termini cronologici, oltre le archeologie classiche tradizionali. La Sami, in questo processo di rinnovamento, può ancora avere un ruolo, in quanto, a differenza di altri organismi settoriali, vi si possono confrontare gli esponenti di tutti i settori, delle istituzioni e della professione.
Gian Pietro Brogiolo