Ipotesi interpretative e diacronia

Ceramica a pareti sottili prodotta sul sito di Santa Cristina

Sulla base dei dati raccolti attraverso i diversi tipi di indagine possiamo tentare una ricostruzione topografica del sito di Santa Cristina, e proporre alcune ipotesi sinterpretative e sul suo sviluppo diacronico.

La prima occupazione di Poggio alle Fonti, forse stagionale, è ascrivibile ad una generica epoca preistorica, come testimoniano le sporadiche tracce rinvenute sulla sommità della collina (UT 13).

Il reale sviluppo del sito avviene con l’età romana, per proseguire nel medioevo con la presenza dell’edificio cristiano.  Al momento è impossibile fornire delle scansioni precise cronologiche che segnano il passaggio dall’insediamento romano alla chiesa medievale, che potranno essere definite solo con un adeguato intervento di scavo.

Possiamo comunque individuare  quattro fasi principali, che segnano le trasformazioni

  • Dalla fine del II-I secolo a.C. è rilevabilile la presenza di sepolture sulla sommità di Poggio alle Fonti, che lasciano pensare alla presenza di una necropoli (UT 2).
  • Tra la fine del I secolo a.C. e il I-II secolo d.C. risultano chiare le tracce di un insediamento di notevoli dimensioni, articolato in corpi edificati distinti disposti sulla sommità e ai piedi del Poggio alle Fonti, intorno alla fonte perenne, coprendo complessivamente una superficie di mezzo ettaro.
    Nella zona sommitale del Poggio alle Fonti è presente una necropoli di tombe alla cappuccina (UT 2), circondata da un un edificio non determinabile, ma con elementi architettonici distintivi, forse riconducibile ad una struttura di rappresentanza, dove non sono da escludere anche pratiche cultuali (UT 1), e da altre due edifici con funzione abitativa e di magazzino (UT 3, 4). In uno di questi, posto sul lato est della necropoli, di grandi dimensioni, vengono immagazzinate anfore di produzione italica, iberica e gallica, e avviene lo stoccaggio e probabilmente la vendita del vasellame a pareti sottili prodotto sul sito (UT 3).
    Le tracce di altre strutture si osservano proseguendo per circa 90 metri verso nord, sui entrambi i lati della strada provinciale per Montalcino, fino all’apice settentrionale di Poggio alle Fonti (UT 7, 9). Ad est della strada, dove le condizioni di visibilità hanno offerto un’indagine più approfondita, è riconoscibile un grande edificio di forma allungata e dotato di vari ambienti simile all’UT 3, e apparentemente allineato con quest’ultima, caraterizzato da un’ampia zona magazzino negli ambienti settentrionali, dove si rinvengono frammenti di anfore vinarie di importazione (UT 7). Pochi metri ad est di questo è localizzabile una piccola struttura artigianale, dove vengono prodotti laterizi e ceramica comune, oltre a limitate attività fusorie e di tessitura (UT 8), che si aggiunge ad un’area artigianale apparentemente più vasta (UT 5), posta tra l’UT 3 ed una piccolo edifcio abitativo (UT 6). Qui forse è localizzabile la fabbrica di pareti sottili immagazzinate nella vicina area sepolcrale.
    Ai piedi del versante nord-occidentale del Poggio alle Fonti, a pochi metri da una fonte perenne, emergono i resti di un impianto termale, forse adibito ad uso pubblico e con annesse pratiche mediche e forse cultuali (UT 10). Questo si pone al centro di stutture edilizie dove sono riconoscibili aree abitative e magazzino, che compongono forse un unico complesso che si estende immediatamente ad ovest e a nord della fonte perenne (UT 11, zona nord UT 10).
    Le componenti strutturali del sito e i suoi caratteri topografici (per una analisi più approfondita dei quali, cfr. cap. 7.4.2), inducono ad intepretare il complesso romano di Santa Cristina come una mansio o una statio, posta lungo la strada per Saena Iulia, all’incrocio con la direttrice viaria per Roselle e la costa tirrenica.
    Il rinvenimento di tombe alla cappuccina, segnalato presso il podere di Santa Cristina, lascia pensare alla presenza di una seconda area sepolcrale, posta nei pressi dell’ipotetico incrocio stradale. Non possaimo escludere neppure un altro nucleo di strutture abitattive e/o produttive, ma i limiti d’indagine imposti dal moderno complesso poderale non consentono di verificare e precisare questa ipotesi, anche se non mancano indizi a riguardo (UT 14).
  • Il complesso sembra subire una prima crisi nella seconda metà del II secolo d.C. Cessano le produzioni artigianali a carettere “industriale” e forse vengono abbandonati i padiglioni nord-orientali, che non restituiscono materiali posteriori alla prima età imperiale. Perlomeno fino agli inizi del IV secolo rimangono invece in uso il complesso termale e gli edifici sulla sommità di Poggio alle Fonti (UT 1, 3, 4, 10, 11), che indicano una struttura ancora vitale nelle attività di accoglienza e con un modesto accesso ai traffici a lungo raggio, testimoniato da pochi frammenti di sigillate e anfore di produzione africana. Le indagini condotte sul sito non restituiscono al momento reperti numismatici successivi  all’imperatore Valente (364-378 d.C.), né materiale ceramico databile con sicurezza dopo il IV-inizi V secolo d.C. Solo nel pieno VI secolo d.C. riappaiono sicure tracce frequentazione limitatamente ad alcune porzioni dell’insediamento tardo romano. Quest’assenza di dati lascia pensare ad una crisi della mansio nel V secolo, acconpagnata probabilmente da un periodo d’abbandono.
  • Nel VI secolo d.C., sicuramente nella seconda metà, risulta occupata la zona nord del grande edifico sul lato orientale del Poggio alle Fonti (UT 3), e riappaiono i resti di un’area sepolcrale sulla sommità del poggio, testimoniata da una sepoltura di bambino idrocefalo con fibbia di epoca longobarda. Alla stessa fase sono forse da attribuire le sepolture realizzate negli ambienti del probabile edificio di rappresentanza sul lato ovest della necropoli romana, apparentemente abbandonato in età tardoantica (UT 3). Infine si rinvengono materiali di VI secolo su una piccola area immediatamente a sud dell’impianto termale (UT 11).  Queste tracce sembrano riferibili ad una rioccupazione parziale del complesso romano, attraverso il riutilizzo di alcuni ambienti a scopo abitativo e funerario, che si concludono entro gli inizi del VII secolo.
  • A partire dal pieno VII secolo non si registrano dati archeologici su tutto il sito di Santa Cristina, fino all’attestazione da fonti archivistiche di un oratorio agli inizi del IX secolo, che troviamo in seguto documentato come pieve. Abbandonato dopo la metà del XVI secolo e demolito alla fine del XVIII, non rimangono resti dell’edificio religioso, che risulta localizzabile sulla sommità di Poggio alle Fonti,  in corrispondenza dell’UT 1, da cui proviene un cospicuo numero di monete medievali.
    La chiesa, quindi, si pone nell’area di un edificio romano, in uso fino al III secolo e parzialmente riutilizzato a scopo funerario in alcuni ambienti (UT 1). I dati disponibili non consentono di rilevare una continuità tra la struttura romana e l’edificio religioso cristiano. Le tracce di rioccupazione, accertabili nella seconda metà VI secolo, non forniscono infatti elementi per affermare la presenza di un luogo di culto cristiano in questo periodo. Per il momento possiamo collocare la fondazione dell’oratorio in un periodo imprecisato, compreso tra l’abbandono dell’insediamento romano nella tarda antichità e la seconda metà dell’VIII secolo.
    Il materiale archeolgico di epoca medievale raccolto sul sito è rappresentato da un cospicuo numero di monete bassomedievali, alle quali si aggiunge un follis bizantino del terzo decennio dell’XI secolo, tutte provenienti dall’area della chiesa, oltre ad alcuni sporadici frammenti di maiolica arcaica, rinvenuti in corrispondenza delle emergenze di superficie rilevate nel campo immediatamente ad est della strada provinciale.  L’unica struttura frequentata tra i secoli centrali e il basso medievo risulta quindi essere quella coincidente con la pieve, configurandosi come un edificio religioso isolato, posto in prossimità della via Francigena, in corrispondenza del bivio per Montalcino.
Territorio di Santa Cristina
Santa Cristina. Insediamento romano
Santa Cristina. Ipotesi sulla mansio-statio
Santa Cristina. Tracce di frequentazione
Frammenti di rivestimento marmoreo
Materiali provenienti dalla zona del probabile impianto termale
Ceramica a pareti sottili prodotta sul sito di Santa Cristina
Ceramica a pareti sottili prodotta sul sito di Santa Cristina
Ceramica a pareti sottili prodotta sul sito di Santa Cristina