16 Luglio 2014

Vista GIS delle sepolture rinvenute nel corso delle ultime campagne di scavo

Area 4
Oggi l'indagine si è concentrata soprattutto verso il limite di scavo sud, dove avevamo ipotizzato di aver intercettato l'area di scavo della Soprintendenza.
Lo strato che abbiamo iniziato a rimuovere è particolarmente incoerente, caratterizzato da pali che dovevano delimitare l'area, da tavole di legno che dovevano sorreggere le sezioni, lacerti di ombreggiante che era stato posto al di sopra della stratigrafia prima della copertura (e che è stato ampiamente lacerato dall'azione dell'aratro) e da molti oggetti contemporanei (vetri e oggetti metallici).
Lo scavo della Soprintendenza deve aver indagato un riempimento di un taglio lineare di cui avevamo rinvenuto la prosecuzione e che è probabile possa trattarsi di una spoliazione.
Il letto di posa della muratura absidata che avevamo individuato nei giorni scorsi è posta all'esterno dell'area di scavo della Soprintendenza.
Sono stati documentati gli inumati SK43 e SK44: quest'ultimo taglia il letto di posa della muratura absidata (il rapporto è stato verificato con certezza dopo la rimozione dell'inumato).
Al momento in cui il soggetto è stato deposto, la struttura doveva essere stata già abbandonata e completamente spoliata. Avevamo ipotizzato che si trattasse della chiesa di Santa Cristina in Caio, ma il rapporto stratigrafico in questione presupporrebbe che l'inumato SK44 fosse almeno di età bassomedievale (se non contemporanea), riconducibile quindi ad una fase in cui l'edificio ecclesiastico entra in crisi, forse dalla metà del XIV secolo. Riteniamo improbabile questa interpretazione dato l'allineamento della sepoltura che è quasi parallela alle altre indagate l'anno scorso e quest'anno in area 5. I limiti cronologici delle sepolture con tale orientamento erano stati definiti tra la fine del I secolo d.C. e la metà del V secolo. Difficile quindi ritenere che una sepoltura sia stata realizzata successivamente alle altre ugualmente orientate di otto-dodici secoli.
In alternativa avevamo ipotizzato il fenomeno dello spostamento della struttura ecclesiastica: in altri contesti di scavo (in primis nella vicina Pieve di Pava) viene costruita una prima chiesa altomedievale che poi viene trasferita in un luogo diverso durante i secoli centrali o il bassomedioevo.
Non possiamo scartare aprioristicamente tale ipotesi, ma i dati in nostro possesso (storici e archeologici) non ci permettono di accettare assolutamente questa interpretazione.
L'idea che ci siamo fatti è che l'edificio absidato sia da ricollegare alla produzione della ceramica a pareti sottili e che sia stato dismesso una volta che l'area viene defunzionalizzata. L'edificio viene smontato e lo spazio interno utilizzato come necropoli (circostanza documentata in letteratura). Tra II e V secolo viene impiantata una necropoli con più fasi di frequentazione (o meglio con più fasi di deposizione, come suggerito dai rapporti stratigrafici e dalla leggera variazione nell'orientamento), ma probabilmente limitata nel tempo. Più probabile che le sepolture siano da collocare verso il limite cronologico più recente, visto il ritrovamento da parte della Soprintendenza di una tomba con una fibbia datata alla metà del VI secolo come corredo.
Completamente diverso è invece il caso dell'inumato SK28, che oltre ad avere un orientamento disassato di 90° rispetto alle altre sepolture, è sepolto in spazio vuoto.

Area 5
Verso l'angolo sud-est dell'area di scavo è proseguita la rimozione dello scarico di fornace US 63: lo strato è caratterizzato da un forte spessore (circa 35-40 cm).
All'interno della capanna messa in luce nei giorni scorsi, due delle tre sepolture proseguono al di sotto della struttura in materiali deperibili: tali tombe non sembrano essere state tagliate e danneggiate dalla messa in opera della struttura di altomedievale e proseguono al di sotto della frequentazione (come indicano le articolazioni in connessione anatomica).
Dalla rimozione del focolare US 138 sono venuti alla luce gli arti inferiori di un ulteriore inumato.

Considerazioni generali
Cercheremo di proporre alcune considerazioni generali sulla successione stratigrafica delle aree indagate tra il 2013 ed il 2014. Oltre ai dati emersi nelle aree 4 e 5 terremo presenti alcune indicazioni derivate dallo scavo della Soprintendenza (non di carattere topografico in quanto non siamo stati finora in grado di georeferenziare con accuratezza l'area di scavo di prima metà anni '90).
Da un punto di vista cronologico le prime evidenze che abbiamo individuato sono lo scarico di fornace, la canalizzazione sulla quale poi viene costruito il muro in terra, la fossa individuata quest'anno sulla quale poi viene edificata la capanna semiscavata in corso d'indagine. La fossa potrebbe essere una vasca per la decantazione dell'argilla e la canalizzazione potrebbe essere funzionale allo smaltimento delle acque. Collochiamo cronologicamente queste strutture tra il I secolo a.C. e l'ultimo terzo del I secolo d.C. (fine della circolazione delle pareti sottili almeno in Toscana).
In questa fase collochiamo anche l'abside individuato, considerato che la sepoltura SK44 taglia il muro stesso. Riteniamo che la struttura absidata sia da collocare in questo periodo per i rapporti stratigrafici che sussistono tra le sepolture coerentemente orientate e lo scarico di fornace, la base della vasca e il muro stesso e per la coerenza nell'orientamento tra tutte le sepolture scavate (tranne una).
Per quanto riguarda l'interpretazione della struttura absidata è difficile affermare con certezza di cosa si tratti, per via del suo limitato scavo, per l'incapacità di capire orientamento e dimensioni della struttura.
Nonostante ciò potrebbe trattarsi di un'esedra, luogo pubblico in cui forse si commerciavano i prodotti della fornace a pareti sottili (e forse di lucerne e contenitori da trasporto). Grandi absidi aperti verso l'esterno sono abbastanza comuni in siti romani e solitamente hanno una funzione di tipo pubblico.
Da un punto di vista spaziale la vicinanza con l'area produttiva e con la strada potrebbe favorire questa interpretazione.
Precedentemente a questa fase è forse da collocare una sepoltura secondaria individuata lo scorso anno.
Successivamente all'area produttiva si impianta una necropoli: i limiti cronologici della parte di necropoli indagata sono dati dai rapporti stratigrafici individuati e citati precedentemente e quelli con il muro in terra datato tra metà V e metà VI secolo.
Nonostante il rapporto di taglio che sussiste tra le sepolture e lo scarico e la base della vasca non presuppongano con certezza una posteriorità di anni, crediamo che ci sia stato uno iato cronologico che ha portato al cambio di funzione della collina (da produttiva a sepolcrale).
Le sepolture, a nostro avviso, sono da collocare in un periodo limitato nel tempo, forse più vicino alla metà del V secolo che agli inizi del II. Tale ipotesi è data dalla presenza della sepoltura con corredo scavata dalla Soprintendenza e dal fatto che anch'essa aveva un orientamento est-ovest.
Al momento riteniamo che la sepoltura SK28 sia orientata nord-sud per una volontà di distinguere socialmente l'inumato, non indicando quindi una differenza cronologica (anche se è possibile anche questa seconda ipotesi).
La costruzione del muro in terra indagato lo scorso anno effettivamente può non corrispondere ad una ulteriore defunzionalizzazione dell'area, ma potrebbe essere interpretato come una volontà di limitare lo spazio sepolcrale. In ogni caso non possiamo affermare con certezza questa ipotesi e riteniamo che solo l'ampliamento dello scavo nei prossimi anni e quindi una migliore comprensione spaziale del contesto possa sciogliere i dubbi in tal senso.
Anche se non è possibile datare con certezza la struttura indagata lo scorso anno in area 4 (a causa dell'assenza di stratigrafia orizzontale), crediamo che sia da collocare in questa fase e che la funzione della struttura sia legata al ciclo di produzione del ferro, vista la quantità delle scorie che rinveniamo all'interno, le quali si rarefanno via via tutto intorno.
In definitiva pensiamo si tratti di una bottega di un fabbro datata proprio nelle fasi in cui la produzione metallurgica risultante dal riuso e dallo spolio a Santa Cristina raggiunge il suo apice.
L'ultima sepoltura che sappiamo con sicurezza essere stata realizzata è quella con fibbia in bronzo con ardiglione a scudetto. Al VII secolo collochiamo la struttura semiscavata di forma circolare in corso di scavo, la capanna (semiscavata anch'essa) indagata in area 4 e poi distrutta dallo scavo dell'ossario, il silo con probabile copertura lapidea.
L'ultima evidenza che rinveniamo dalle indagini è l'ossario, la cui costruzione ha distrutto la capanna semiscavata. La formazione del riempimento è di lunga durata, ma comunque inquadrabile nel corso dei secoli XIII-XIV (senese rinvenuto e datato posteriormente al 1285 e maiolica arcaica).
La cristianizzazione del sito, al momento in cui scriviamo, non sembra materializzarsi nelle evidenze in corso di scavo.
Tra le valli dell'Asso, dell'Arbia e dell'Orcia conosciamo soltanto una struttura ecclesiastica in vita durante il VI secolo, ovvero Pava.
Nel secolo successivo abbiamo la documentazione scritta della fondazione del monastero di S. Pietro in Asso e soltanto all'inizio dell'VIII secolo sappiamo che nell'area orciana erano presenti un numero discreto di chiese, disposte in modo piuttosto regolare nello spazio. Se probabilmente dobbiamo collocare la fondazione di tali strutture al secolo precedente, è difficile credere che il processo di cristianizzazione delle campagne a sud di Siena fosse in atto già nel corso del VI secolo (o addirittura del V), anche in siti “vincenti” in età romana come è il vicus-mansio di Santa Cristina.
Sappiamo che verso la fine del V secolo nella Toscana, per la sua vastità e per l'assenza di strutture di controllo e difesa, insediamenti umani e fondazioni ecclesiastiche, fossero preda preferita di scorrerie dei barbari. In questa fase è possibile ipotizzare che la strutturazione della rete ecclesiastica nelle campagne fosse soltanto ad una fase embrionale.
È possibile ipotizzare che una prima fase programmatica di massiccia cristianizzazione delle aree rurali della Toscana meridionale sia andata avanti proprio dal pontificato di Gelasio fino allo scoppio della guerra greco-gotica. Il caos, l'instabilità e i vuoti di potere provocati da un conflitto del genere, non poteva fare altro che arrestare questa prima avanzata del cristianesimo.
La seconda fase, che sarà poi quella determinante e destinata a costruire la rete di strutture ecclesiastiche in ambito rurale, viene inaugurata da Papa Gregorio Magno (pontificato 590-604).
Una delle preoccupazioni maggiori del pontificato di Gregorio fu proprio quella di riorganizzare la Chiesa e di dare nuova linfa vitale ai processi di evangelizzazione, considerato che c'erano problemi di assenza di preti.
Nel 591, il Papa chiese al vescovo di Roselle di provvedere alla Diocesi di Populonia, che era praticamente rimasta senza sacerdoti; in un'altra circostanza, ovvero quella di Orvieto, Gregorio ordinò di sfruttare per via eccezionale una risorsa, ovvero quello dei monasteri, per il reclutamento di preti (VIOLANTE 1982, pagg. 1009-1011 ).
L'energia profusa dal pontificato di Gregorio doveva provvedere anche ad una problematica che in quegli anni, caratterizzati da decenni di instabilità politica, si stava manifestando: la caduta in rovina e la distruzione di alcune chiese. Altro elemento che probabilmente è da ricollegare al periodo successivo del papato gregoriano, ma che mostra chiaramente la necessità di trovare delle soluzioni alternative, è l'autorizzazione alla costruzione di fonti battesimali all'interno di oratori privati, elemento questo, più volte proibito in precedenza.
Ultimo elemento che deve essere tenuto in considerazione è quello della persistenza di paganesimo, riti magici, superstizioni e resistenza della popolazione contadina al cristianesimo; il Papa, per richiamare all'attenzione e spronare all'intervento, si rivolgeva non solo ai vescovi, ma anche agli ufficiali pubblici e ai proprietari terrieri.
Proprio l'inizio del VII sarà il momento di inversione di tendenza, non a caso da collocarsi in concomitanza dell'energico pontificato gregoriano, che porterà nel corso secolo in questione alla formazione di una rete di chiese battesimali anche nella Tuscia, regione altamente problematica come visto in precedenza, dove da adesso troviamo nei documenti, oltre all'indicazione della chiesa battesimale, l'indicazione del popolo di appartenenza e il relativo territorio.
- Effettiva costruzione della maggioranza delle chiese battesimali nel corso del VII secolo; S. Pietro di Pava rappresenterebbe un'eccezione in quest'ottica.
- Conversione d'uso (e magari di ristrutturazioni e ricostruzioni) in chiese battesimali e quindi pubbliche, di strutture religiose già esistenti e costruite precedentemente da proprietari come chiese private: se questa visione fosse corretta, dovremmo leggere come cambiamento d'uso i retauri che a Pava iniziano nel corso del VII secolo.

La possibilità di una soluzione più complessa, in cui il paesaggio cristianizzato è costituito sia da nuove fondazioni, sia da antiche chiese private convertite, rimane comunque la più probabile, individuando in questo modo un'asimmetria tra cristianizzazione del territorio, cronologicamente antecedente, ed evengelizzazione della popolazione contadina, che si concretizza con una buona dose di efficacia solo nel corso del VII secolo.

In assenza di dati di scavo, riteniamo che proprio nel corso del VII secolo (con più probabilità nella seconda metà) si debba collocare la fondazione della chiesa di Santa Cristina in Caio.

Area 4
Area 4 - Settore B. La sepoltura SK 43 al termine della messa in luce
Area 4 - Settore B. Le due sepolture dopo la rimozione degli individui SK 43 e S
Area 4 - Settore B. La zona dello scavo della Soprintendenza intercettato
Area 5
Area 5 - Settore C. Messa in luce di una delle sepolture rinvenute all'interno d
Area 5 - Settore C. Particolare delle tre sepolture al termine della giornata di
Area 5 - Settore C. Vista da est della capanna a fine giornata
Area 5 - Settore C. La rimozione dello scarico di fornace US 63 lungo il limite