Interpretazione in progress

Gli ambienti individuati al termine della campagna di scavo 2010

L’indagine archeologica presso il sito di sito di Santa Cristina in Caio (arrivata ad oggi alla seconda campagna di scavo), ha al momento in parte confermato e in parte arricchito le ipotesi avanzate in seguito alle indagini preliminari svoltesi tra il 1998 ed il 2003, in cui l’area archeologica era stata definita come “un insediamento di notevoli dimensioni, articolato in corpi edificati distinti disposti sulla sommità e ai piedi del Poggio alle Fonti” che per componenti strutturali e topografiche potrebbe essere interpretato “come un mansio o una statio , posta lungo la strada per Saena Iulia, all’incrocio con una direttrice viaria per Roselle e la costa tirrenica”.
Grazie alle indagini magnetometriche effettuate nel maggio-giugno del 2010, il potenziale del contesto è risultato estremamente articolato e vasto, evidenziando una presenza di strutture che si estende ben oltre i limiti dello scavo attuale, la cui ampiezza è di circa 700 metri quadrati.

L’intervento stratigrafico ha portato alla messa in luce di un grande impianto termale, con continuità di vita dalla fine del I secolo a. C. alla metà del IV secolo d.C.: se il secolo dell’abbandono è abbastanza certo, grazie alle datazioni fornite dalla cultura materiale (rinvenimenti ceramici e numismatici), non altrettanto sicuro è al momento l’inquadramento cronologico della prima fase, in quanto le restituzioni di reperti datanti in fase con il primo impianto delle terme sono pressocchè nulle. La tipologia e soprattutto le dimensioni molto ampie degli ambienti (articolati in tre diverse fasi di vita), lasciano presupporre con una certa sicurezza che ci si trovi di fronte a strutture di grande importanza: infatti complessi di tale estensione sono riscontrabili più comunemente in realtà di carattere pubblico e pertanto il rinvenimento di uno stanziamento di tale entità in ambito rurale conferma almeno in parte che l’estensione e la rilevanza dell’insediamento di Santa Cristina in Caio siano notevoli;  si trattava di un vicus, che svolgeva anche funzione di mansio, facente parte dell’articolato sistema del cursus publicus.

Le terme, nella loro prima fase, si configurano come un grande edificio rettangolare suddiviso internamente da diversi ambienti comunicanti tra loro, cui si accedeva da due differenti ingressi: il primo, situato a sud-est, conduceva all’AMB01, che aveva probabilmente la funzione di spogliatoio annesso alla vasca absidata AMB07, che a sua volta immetteva in un grande corridoio a U pavimentato con massetto in cocciopesto (AMB06); questo spazio consentiva di avere libertà di movimento all’interno delle terme ed era direttamente collegato al frigidarium (AMB09), una grande vasca rettangolare rivestita con malta idraulica. In questa fase erano presenti anche un tepidarium (AMB02) ed un calidarium (AMB03), entrambi alimentati da un preafurnium ancora non scavato, che avranno continuità di vita anche nei periodi successivi. Proseguendo nel percorso interno si accedeva alla parte nord del complesso, in cui è situato l’ambiente più grande (AMB04), un’ unità a pianta rettangolare con un’absidiola sul lato ovest, caratterizzata da una pavimentazione in bipedales di cui si conservano le tracce in negativo: la destinazione di questo vano non è chiara ma non si esclude che possa trattarsi o di un apodyterium (spogliatoio) o, più probabilmente, di una sudatio, cioè una stanza per i bagni di sudore. A questa fase sono pertinenti anche le basi di quattro pilastri identificati lungo il lato nord delle terme , riferibili o ad un loggiato o ad un peristilio.
Nel secondo periodo vennero effettuati diversi interventi edilizi, che in parte cambiarono l’articolazione del complesso termale: il frigidarium (AMB09), venne in parte restaurato e modificato, dotandolo di muretti-spalliera e di un nuovo rivestimento isolante, che comportò anche la costruzione di un ulteriore sistema di smaltimento delle acque, realizzando un pozzetto rivestito internamente di laterizi e dotato di un’apertura sul fondo, che portava a un canale nel terreno rivestito da grosse tegole. Nella zona degli ambienti riscaldati venne realizzato un nuovo praefurnium, probabilmente in seguito alla dismissione di quello attivo nella prima fase.
Nel terzo periodo di vita delle terme venne restaurato il grande corridoio ad U (AMB06), con la stesura di un ulteriore livello di cocciopesto, funzionale alla realizzazione di un nuovo ingresso, caratterizzato da una soglia monolitica in cui sono ancora conservate le tracce in negativo dei cardini del cancello. Venne anche pesantemente modificata la struttura del frigidarium, con la costruzione di un ambiente absidato e pavimentazione musiva (il motivo del mosaico trova confronti con uno molto simile presente nella Villa di Tor degli Schiavi nell’agro romano, datato al III secolo d. C.).
Alla metà del IV il vicus/mansio venne abbandonato, ma ciò non comportò la fine della vita nel complesso di Santa Cristina in Caio: infatti sono state identificate numerose tracce di un insediamento che si inserì sui ruderi romani, tracce che sembrano essere solo una piccola parte di una più ampia frequentazione che si articolò tra l’età tardoantica e l’altomedioevo.
Tra la fine del IV secolo e il V secolo d. C. si data il primo momento di riutilizzo del contesto (periodo IV), dove furono sfruttate le creste rasate dei muri ancora parzialmente visibili: venne insediato un atèlier produttivo (SA03) articolato in un sistema di tre forni (SF04-SF05-SF06), successivamente (periodo V) dismessi per l'impianto di una bottega EDM03 per la lavorazione del piombo (ricavato dal reimpiego delle fistulae delle terme) con un forno a pozzetto costruito con pietre e laterizi riutilizzati e rivestito sul fondo da argilla concotta, un unicum in Italia a livello rurale (SF07).
Nel corso del VI (periodo VI) l'insediamento è caratterizzato da unità abitative in materiali misti, caratterizzate da perimetrali realizzati con zoccoli in pietre e laterizi su cui si impostavano alzati in terra pressata (EDM02).
Infine l’ultima frequentazione del sito al momento identificata è inquadrabile tra fine VI-VIII secolo d. C. (periodo VII) ed è costituita da un insediamento al momento costituito da cinque capanne in armatura di pali lignei (C01-C02-C03-C04-C05), di cui una seminterrata (C03).

Lo stanziamento nell’areale di Santa Cristina sembra essere proseguito oltre l'VIII secolo: l’elemento che maggiormente conforta quest’affermazione è l’attestazione di una chiesa in età carolingia esattamente nel punto in cui la SAT effettuò il proprio scavo all’inizio degli anni novanta, ossia poche centinaia di metri a sud-est dalle evidenze altomedievali da noi identificate.