24 mag 2010
All’interno dell’ambiente 3, nella porzione centrale dello scavo, a ridosso della torre di avvistamento, si sta ormai delineando con sufficiente chiarezza quella che al momento appare come la più antica frequentazione del sito, precedente a quanto attestato dalle fonti scritte e caratterizzata da edilizia in tecnica mista.
Come già in parte descritto nel corso della passata settimana, all’interno degli spazi di ambiente 3, anche se in pessimo stato di conservazione, a causa dei continui rifacimenti, è possibile definire due struttura messe in opera in fasi differenti e successive l’una all’altra. La prima è riferibile alla porzione di muro esteso in direzione est ovest, che con il battente individuato a ridosso della torre doveva rappresentare il perimetrale di un ambiente, forse accessorio alla struttura fusoria di ambiente 1. L'edificio sfruttava inoltre il perimetrale della torre, un muro su cui successivamente viene impostata la divisione interna al cassero ed una porzione del lato ovest di cinta muraria (Fig. 1-2). E' forse da mettere in relazione alla struttura fusoria di ambiente 1 (all’interno dello strato di cenere e carbone US 102 sono state rinvenute infatti scorie di fusione da mettere in relazione alla struttura fusoria di ambiente 1 e ad esso precedente).
La rimozione dello strato di carbone e cenere esteso su tutta la porzione dell’ambiente 3 e di un successivo strato di crollo ha consentito di portare in luce una frequentazione precedente caratterizzata da edilizia di carattere misto (Fig. 3-4). Gli strati di terra e pietrisco di consistenza compatta, individuati in corrispondenza della sezione esposta del contiguo ambiente 2 sono interpretabili come disfacimento degli elevati in terra di muri caratterizzati da zoccolo in muratura (Fig. 5). Le evidenze, seppur in pessimo stato di conservazione consentono di delineare una struttura il cui effettivo sviluppo planimetrico potrà essere chiarito solo con il proseguio dell’indagine nel contiguo ambiente 2, ma la cui distribuzione degli spazi sembra poi essere stato conservato e ricalcato in buona parte nelle fasi di vita successive dell’insediamento (Fig. 6).
A questo punto sembra possibile delineare con maggiore chiarezza anche le prime fasi di occupazione del sito e si rende necessario rivedere, anche se solo parzialmente, la periodizzazione fino ad oggi impiegata. E’ necessario, in particolare, retrodatare l’insediamento. Se è vero che la prima attestazione è del 1117, quando il Castellione viene venduto dai Manenti di Sartiano al monastero di S. Pietro in Campo, è possibile modificare la cronologia del Periodo V retrodatandolo da un generico XII secolo alla seconda metà dell’XI secolo. E’ piuttosto probabile infatti, che la torre e l’edificio a cui sembra legata anche la struttura fusoria di ambiente 1, fossero già messe in opera da tempo. A questo punto l’edificio caratterizzato da edilizia a carattere misto (zoccolo in pietra ed elevati in terra), può essere quantomeno datato alla prima metà dell’XI secolo o alla seconda del X secolo, come potrà dimostrare lo studio dei reperti ceramici rinvenuti all’interno degli strati ad esso pertinenti.
In ambiente 2 si è portato in luce un livello di lastre pertinente che, seppur in cattivo stato di conservazione, è da mettere in relazione al forno da pane (Fig. 7-8).