Ipotesi in progress

Ipotesi in progress

Qui di seguito si riporta per esteso l'interpretazione di quanto al momento individuato nel corso dell'indagine sul sito di Castiglioncello del Trinoro sulla base di quanto presentato da Marco Valenti (Università di Siena) e Giovanni Roncaglia (Soprintendenza per i Beni Archeologici per la Toscana) nel corso dell'incontro Castelli in aria, tenuto presso il Teatro degli Arrischiati l'1 giugno 2010. All'interno della sottosezione viene invece riportata l'interpretazione sulla base della periodizzazione cronologica delle stesse evidenze.

L’indagine archeologica sul sito di Castiglioncello del Trinoro è condotta dall’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Siena, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e da The Marie Mazzone Foundation for Arts and Humanities. Ha preso il via nel corso del 2009 ed è ormai giunta alla terza campagna di scavo coinvolgendo fino a 10 archeologi impegnati sul campo. Al momento risulta indagata la prima porzione meridionale del pianoro sommitale (FIGURA 1-2).

Contemporaneamente all’indagine archeologica, è in corso lo studio sugli edifici di epoca medievale presenti nel borgo di Castiglioncello del Trinoro (FIGURA 3). La ricerca ha lo scopo di individuare le apparecchiature murarie databili ai secoli centrali del Medioevo: a tal fine l’indagine ha previsto una fase iniziale di ricognizione su tutti gli edifici del borgo, individuando le aree dove maggiormente si sono conservate le strutture del castello medievale. 
Queste aree sono state identificate nella Porta Senese con le strutture annesse, in un gruppo di edifici situato nelle vicinanze della chiesa di Sant’Andrea, la chiesa e le case situate in prossimità dell’ipotetico tracciato del circuito murario – oggi non conservato - che circondava tra XIV e XV secolo il borgo sul versante nord-ovest del poggio. Gli edifici sono stati poi oggetto di uno studio più approfondito: vi sono stati individuati – là dove ancora leggibili - i singoli Corpi di Fabbrica che li compongono, i rapporti stratigrafici intercorrenti tra loro, le principali fasi di sviluppo e le trasformazioni avvenute (FIGURA 4). 
Analogamente a come si è proceduto per le murature dello scavo, anche per le murature del borgo i risultati sono stati riportati in una pianta schematica dell’insediamento, dove sono stati messi in evidenza i rapporti stratigrafici di contemporaneità (si lega a) e posteriorità (si appoggia a, copre) degli edifici analizzati.

Le principali evidenze di epoca medievale conservatisi nel borgo di Castiglioncello del Trinoro, sono relative alla chiesa di Sant’Andrea, edificio di XII secolo fortemente rimaneggiato nel XVII secolo, e la porta Senese con il tratto di circuito murario adiacente. 
La porta è databile al XIV secolo; l’attuale portale con arco ad intradosso a tutto sesto ed estradosso a sesto acuto è frutto di un restauro del precedente sistema di ingresso, costruito in fase con il circuito murario del borgo (FIGURA 5). Alle mura si sono andate ad addossare, nel corso del tempo, alcune strutture abitative: su esse si impostò il torrione a sezione circolare, tuttora visibile (FIGURA 6), databile a rifacimenti quattrocenteschi del circuito murario. L’unico altro tratto di circuito murario oggi visibile si è conservato inglobato nel fronte esterno delle abitazioni che affacciano sul pendio sud-est del poggio, a breve distanza dalla chiesa. E’ ancora in parte leggibile uno dei sistemi di accesso secondario all’insediamento (FIGURA 7), formato da una piccola porta (postierla) e da un angusto passaggio nel circuito murario e nelle abitazioni ad esso retrostanti. Lungo il fianco nord-ovest del poggio, alcuni edifici, edificati sul limite del pianoro superiore e genericamente databili tra XV e XVII secolo, sono forse stati impostati sul tracciato del circuito murario oggi scomparso.

Lo scavo ha consentito di chiarire, anche se al momento su una prima porzione del pianoro sommitale, le diverse fasi diacroniche dell’insediamento, con evidenze comprese tra il XIV secolo ed una prima fase precedente alla prima attestazione da fonti scritte, che al momento potremmo datare, in attesa di ulteriori dati di scavo al X/XI secolo (FIGURA 8-9). Nell’esposizione seguirò un criterio di scavo cioè dal più recente al più antico.

Tralasciando l’età moderna e contemporanea, durante le quali l’area viene abbandonata, l’ultima frequentazione del sito è databile al XIV secolo, quando il pianoro e le strutture vengono reimpiegate a scopo agricolo. Al XIV secolo è infatti riferibile una struttura rettangolare, estesa nella porzione meridionale del pianoro, a ridosso di una porzione di circuito murario,  messa in opera sui crolli delle strutture precedenti e ad essa contigue. Al di sotto del crollo della copertura, realizzata in coppi e tegole, è stato individuato un forno di piccole dimensioni addossato alla cinta muraria e caratterizzato da una cupola in laterizi, collassata, così come il piano di cottura (FIGURA 10). La struttura è stata interpretata come forno da pane per uso domestico (FIGURA 11). Il battuto dell’edificio, seppur in cattivo stato di conservazione, era costituito da un selciato in pietre di piccole dimensioni e, a ridosso del forno, da lastre di pietra ad esso funzionali (FIGURA 12).

Questa destinazione di complesso rurale s’imposta sugli abbandoni del sito che nel XIII secolo aveva raggiunto la sua fase di piena maturità arrivando alla massima espressione di monumentalità. Questo risultato era stato ottenuto attraverso un’importante ristrutturazione, riutilizzando in parte strutture delle fasi precedenti ed in parte costruendone ex novo. Una delle caratteristiche fondamentali è il mantenimento e conservazione, durante tutta la fase di vita, della ripartizione e distribuzione degli spazi, fondamentalmente preservata. Il complesso si struttura ora come un cassero articolato all’interno di un circuito murario che circondava la parte sommitale del poggio con accesso monumentale.

Durante questo periodo viene infatti costruito un imponente sistema di accesso (FIGURA 13) con l’apertura, messa in opera nella porzione est del circuito murario di epoca precedente, di una porta con stipiti in pietra con i due cardini in ferro ancora conservati. Insieme alla porta e ad essa funzionale venne edificato anche un muro che attraversa in direzione est ovest la porzione meridionale del pianoro. Collegandosi ad un muro inclinato di buona fattura, questi elementi creano uno spazio aperto centrale (FIGURA 14-15).

Contemporaneamente alla porta di accesso viene costruita anche una scalinata, che,  sebbene in corso di scavo, doveva consentire un accesso ad una probabile platea o spazio aperto sopraelevato all’interno delle mura (FIGURA 16). In questo periodo dovevano essere presenti due torri, quella di avvistamento, più antica, messa in opera nella porzione direttamente su uno sperone di roccia naturale, e probabilmente una seconda a sud, in corso di scavo.

Tra le due torri correva un muro in conci squadrati di buona fattura, intonacato, in corrispondenza del quale venne costruita una seconda porta di accesso, interna, dalla caratteristiche monumentali, contraddistinta da una strombatura verso l'interno e con una larghezza di circa un metro e mezzo (FIGURA 17). Negli stipiti sono stati individuati due fori di forma quadrangolare, probabilmente funzionali o all'alloggio di un palo per la chiusura della porta o all'inserimento dei cardini. Alla base dell'apertura, circa 40 cm più in basso dai fori, è stata identificata una base di pietre legate da malta, interpretata come soglia. Sul lato meridionale della porta lo stipite dell’accesso interno originario venne riutilizzato per ricavare un piccolo ambiente rettangolare, interpretabile come posto di guardia per un armato (FIGURA 18).

Al XII secolo è invece databile la messa in opera dell'imponente cinta muraria che circondava, per scopi difensivi, tutta la parte sommitale del poggio (FIGURA 19); lo spazio interno venne ulteriormente ripartito da due tratti di muro che si appoggiano alla torre e si impostano in parte sulla roccia naturale tagliata ed in parte sulla rasatura di un muro inclinato in conci squadrati precedente. Si tratta del castello attestato dalle fonti scritte ed  è molto probabile che si estenda su tutto il  pianoro; la porzione di cinta muraria della zona meridionale è quindi da interpretare come il limite della sola parte signorile. Ipotesi comunque tutta da verificare. A questa fase sono da mettere in relazione anche la cisterna ed un ambiente di grandi dimensioni messo in opera nella porzione settentrionale del castello.

La cisterna (FIGURA 20), per acqua piovana e di forma quadrangolare, venne realizzata a ridosso del circuito murario, in pietre sbozzate e rivestita internamente da malta idraulica impermeabilizzante. Al momento non è ancora stata svuotata, essendo necessarie opere di consolidamento.

L’ambiente 5 (FIGURA 21), al momento, anche in corso di indagine è la struttura più grande individuata all’interno del circuito murario. Si tratta di una struttura a pianta rettangolare allungata che sfrutta la cinta muraria, a cui è addossata per i perimetrali nord ed ovest, la cisterna per la parte est ed un muro di grandi dimensioni a sud (FIGURA 22). L’edificio è databile alla messa in opera della cinta muraria e della cisterna. Al momento, sebbene da scavare tutta la porzione ovest, successivamente reimpiegata in epoca trecentesca, è stato rinvenuto il battuto in terra ed un focolare interno. Nel corso della prossima campagna sarà possibile portarne in luce l’effettiva estensione planimetrica e chiarirne la funzione.

A quest’epoca è riferibile anche la struttura fusoria per la lavorazione dei metalli legata alle necessità dei lavori di ampliamento del sito (FIGURA 23-24-25).

Prima della costruzione della cinta muraria, e databile alla seconda metà dell’XI secolo, doveva essere presente una torre di avvistamento, costruita direttamente sulla roccia, nella parte più alta del poggio (FIGURA 26-27). Al fine di creare un piano per la messa in opera della struttura venne creato un livellamento sfruttando in parte la roccia naturale, in parte lastre e zeppe di pietra appositamente disposte (FIGURA 28). La torre, che doveva essere gia presente al momento della vendita del castello dai Manenti di Sarteano al Monastero di San Pietro in Campo nel 1117/1126 venne successivamente restaurata nel corso del XII e XIII secolo, durante i lavori di ampliamento del sito.

Alla torre, in corrispondenza dell’angolo sud, si appoggia un muro, legato dallo stesso tipo di malta, probabile resto di una cinta muraria precedente a quella meglio conservata sui diversi lati del poggio.

E’ riferibile a questo periodo anche il muro inclinato di grandi dimensioni (FIGURA 29) al limite tra le due aree di scavo, realizzato in conci squadrati e con uno spessore di circa 3 metri, che verrà utilizzato nel periodo  successivo in parte come fondazione per la porzione del muro interno divisorio appoggiato alla torre ed in parte come foderatura della roccia in quella che diventerà la zona di accesso monumentale al cassero.

La torre ed il muro inclinato in conci squadrati sono riferibili ad una grande struttura in buona parte rimaneggiata dalle successive ristrutturazioni e costruzioni messe in opera sul poggio nelle epoche successive.

In corrispondenza del limite nord est del settore, la roccia tagliata è inoltre interpretabile quale originario alloggio di una scalinata di accesso alla torre (FIGURA 30), successivamente rasata ed obliterata insieme alla struttura impiegata come semplice fondazione del muro di cinta. Faceva parte della scalinata anche il gradino in pietra ancora visibile sul lato sud della torre. Addossato alla torre, precedente alla costruzione del circuito murario, era presente anche un ambiente di forma rettangolare e copertura in lastre esteso in direzione est ovest che sfruttava il perimetrale della torre ed un muro, che, seppure in pessimo stato di conservazione, si caratterizzava per un armatura su pali (FIGURA 31). Sui crolli dell’edificio, come è visibile dalla sezione esposta, vennero messi in opera le fasi successive (FIGURA 32).

Lo scavo ha infine consentito di chiarire quella che al momento è possibile definire come la  frequentazione più antica del sito, anche rispetto a  quanto attestato dalle fonti scritte (la prima menzione del castello è riferita al 1117). (FIGURA 33) La rimozione di uno strato di carbone e cenere, da mettere in relazione alla struttura fusoria contigua, e di un successivo strato di crollo ha consentito infatti di portare in luce una frequentazione caratterizzata da edilizia di carattere misto. Gli strati di terra e pietrisco di consistenza compatta, individuati in corrispondenza della sezione esposta dell’ambiente 2 sono interpretabili come disfacimento degli elevati in terra di muri caratterizzati da zoccolo in muratura. (FIGURA 34) Le evidenze, seppur in pessimo stato di conservazione consentono di delineare una struttura il cui effettivo sviluppo planimetrico potrà essere chiarito solo con il proseguio dell’indagine, ma la cui distribuzione degli spazi sembra poi essere stato conservato e ricalcato in buona parte nelle fasi di vita successive dell’insediamento. L’edificio caratterizzato quindi da edilizia a carattere misto (fondazione in pietra ed elevati in terra), può essere quantomeno datato alla prima metà dell’XI secolo o alla seconda del X secolo, come potrà dimostrare lo studio dei reperti ceramici (FIGURA 35).

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